Il training autogeno di Schultz

Ho accennato precedentemente all’ansia, allo stress, indicando nelle tecniche di rilassamento un metodo importante per imparare a fronteggiarli, il training autogeno. Si può considerare la traduzione in termini occidentali di antiche teorie e pratiche orientali, collegate allo Yoga, tecniche ascetiche indiane di diverso tipo, che, come sappiamo, conducono attraverso la meditazione e l’esercizio fisico al dominio delle attività di pensiero, mentre l’attività sensoriale si riduce per la diminuita recettività agli stimoli esterni.

Il training autogeno di Schultz è un metodo di auto-distensione derivante dalla concentrazione psichica che determina la modificazione di situazioni psichiche e somatiche. Si differenza dall’ipnosi, che si avvale di direttive esterne ed eteroindotte. Il metodo comprende due cicli di esercizi: uno inferiore ed uno superiore.

training-autogeno
– Il ciclo inferiore è composto da sei esercizi volti al raggiungimento di una progressiva modificazione del tono muscolare, della funzionalità vascolare, dell’attività cardiaca e polmonare, dell’equilibrio neurovegetativo, e dello stato di coscienza. Il ciclo superiore è un approccio meditativo e psicoterapeutico. Il rilassamento tende a far acquisire al soggetto uno stato “autogeno” di restringimento auto-indotto del campo di coscienza. Analizziamoli insieme.

  1. L’allenamento al primo esercizio si propone di determinare distensione neuromuscolare, passività             psichica e progressivo restringimento del campo di coscienza. L’ipotonia che si raggiunge
    interessa la muscolatura volontaria e quella delle pareti vascolari.
  2. Il senso di calore che ne deriva e l’allenamento alla percezione di queste modificazioni costituisce il
    secondo esercizio, quello del calore.
  3. Progressivamente, mentre si allentano la tensione psichica e quella neuromuscolare, tende a normalizzarsi
    il respiro, che diviene ritmico, spontaneo. È come se il corpo respirasse prescindendo dalla sfera
    psicologica, che va divenendo sempre più passiva.
  4. Ci si avvia al quarto esercizio, quello del controllo cardiaco, con il quale ci si allena a percepire i battiti
    del cuore. È di sicuro una consapevolezza rassicurante quella che si va raggiungendo: il cuore batte calmo,
    ritmico, regolare. Non è cosa da poco. Ancora due esercizi a completamento del ciclo inferiore: quello del
    plesso solare e l’esercizio del fresco alla fronte.
  5. In quello del plesso solare, l’allenamento è volto alla realizzazione di una sensazione di distensione degli
    organi addominali.
  6. Infine, il compito dell’ultimo esercizio è quello di arrivare alla percezione della fronte come staccata
    dal corpo. È una sensazione di calma, di vuoto psicologico, di pace interiore.

training-autogeno-rilassamento
– Diverso discorso quello del ciclo superiore, che si deve intendere prevalentemente un approccio meditativo e psicoterapeutico. L’applicazione di tali esercizi è consentita solo a psicoterapeuti, che possiedano, oltre ad un’esperienza personale del metodo, anche una conoscenza della dinamica psicologica profonda.

Due parole, ancora, sul metodo. Il rilassamento tende a far acquisire al soggetto uno stato “autogeno” di restringimento auto-indotto del campo di coscienza. Di conseguenza, nel realizzare gli esercizi, il soggetto deve attuare una condizione di concentrazione passiva: deve, in altre parole, limitarsi ad immaginare ciò che l’esercizio propone.
Il consiglio che posso dare è di iniziare questo allenamento per gradi e con un atteggiamento mentale positivo; l’errore più grande è quello di volersi rilassare a tutti i costi. Quanto maggiore è l’impegno a volersi rilassare, tanto maggiore sarà la tensione che avvertirete. Ovviamente è auspicabile scegliere un ambiente favorevole, ad esempio un angolo tranquillo della casa. Sdraiatevi e scegliete un abbigliamento comodo.

Nel prossimo articolo, una seduta di training autogeno seguita passo passo.

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FONTI DELLE IMMAGINI:
http://ilrespirodellavita.jimdo.com/curiosando/yoga-gli-otto-rami/
e la rete 🙂

di Monia De Tommaso

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8 pensieri su “Il training autogeno di Schultz

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