Il Carnevale in Puglia: l’effetto coinvolgente dei riti perduti

Sebbene oggi Carnevale significhi soprattutto sfilate di carri allegorici e gruppi mascherati che sfilano davanti a inerti spettatori della festa, in passato Carnevale in Puglia era, un po’ come dappertutto, la festa della trasgressione alimentare e sessuale, della violenza fisica e verbale, del capovolgimento dei ruoli sociali e delle identità sessuali, nonché della maschera che, rendendo possibile un beffardo gioco tra occultamento e svelamento, era il segno forse più concreto e contraddittorio del rapporto tra il mondo dei vivi e quello dei defunti, tra il bene e il male.

Il-carnevale-PinelliEtimologicamente, sembra che la fonte linguistica più attendibile della parola Carnevale derivi dal latino Carnem levare, che indicava il periodo dell’anno immediatamente precedente la Quaresima, caratterizzata dall’obbligo ecclesiastico di “levare”, ovvero eliminare del tutto, la carne da ogni piatto e pietanza.
In Puglia, nel periodo carnevalesco, la carne di maiale diventava l’ingrediente fondamentale per la preparazione di gustosi piatti tra i quali i maccheroni con il ragù, il simbolo gastronomico per eccellenza della festa, e altri cibi grassi, rigorosamente proibiti a partire dal mercoledì delle Ceneri, che segnava l’inizio di un regime alimentare di tutt’altro genere.

Der_Kampf_zwischen_Karneval_und_Fasten_(1559)Ma passiamo ad un’altra curiosità persa nel tempo. Nella società contadina il Carnevale veniva identificato non solo nel fantoccio di paglia e di stracci, grasso e grosso, simbolo e metafora degli eccessi alimentari e dei comportamenti goderecci che doveva essere eliminato alla fine della festa, ma anche in alcuni animali.
Protagonista importante di alcuni riti carnevaleschi, soprattutto in zone montane, era l’orso/Uomo selvatico, un essere forte, minaccioso e premuroso allo stesso tempo e le cui sembianze, seppur mutevoli, evocavano sempre il mondo della foresta, il regno selvatico per eccellenza. A questo animale si attribuivano poteri straordinari quali quello di prevedere il tempo meteorologico con una logica “rovesciata”. In sostanza si trattava di un rito con il quale la comunità celebrava la fine della stagione invernale e il ritorno della primavera, l’inizio di un nuovo ciclo produttivo annunciato dall’animale che, uscito dalla grotta/pagliaio, decideva le sorti della nuova annata.

A Palo del Colle, il tacchino era (e continua ad essere ma in una cerimonia meno cruenta) protagonista di una antica giostra. Dei cavalieri, in rappresentanza dei quartieri del paese, durante la corsa dovevano infilzare con una lancia particolarmente appuntita il malcapitato animale che diventa il premio per il vincitore.

carnevale
In vaste aree erano invece diffusi i riti del testamentum porcelli e del testamentum asini, rappresentazioni drammatiche nel corso delle quali i due animali, vere e proprie controfigure del Carnevale, dettavano parodisticamente le ultime volontà indicando i legittimi eredi dei loro “averi”, ma anche perché i due animali figuravano come protagonisti di gruppi e cortei mascherati nei giorni più convulsi e chiassosi della festa.

La Chiesa non poteva che guardare con sospetto e preoccupazione nei confronti di questa festa laica per eccellenza, che si riallacciava a riti e miti pagani che dovevano essere del tutto cancellati, festa in cui l’arte del travestimento consentiva il ricorso a pratiche omosessuali nell’anonimato e festa in cui alcune maschere trasformavano spesso l’individuo in un animale, mettendo diabolicamente in discussione la somiglianza dell’uomo con Dio.
E benchè la Chiesa avesse generalmente un atteggiamento inflessibile nei confronti di questa festa, a volte fu costretta a scomunicare e a prendere severi provvedimenti per punire alti prelati, sacerdoti e monaci anch’essi travolti dal vortice dei festeggiamenti, dalla furiosa smania di trasgressione che questa festa portava con sé.

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Immaginate che tra ‘600 e ‘700 il clero bitontino preoccupò seriamente le gerarchie ecclesiastiche perché alcuni sacerdoti avevano suscitato scandalo in tutta la comunità cittadina appendendo al chiodo la tonaca e l’abito telare per vestire i panni, chi di donna, chi di contadino. Al contrario nel periodo di Carnevale, ai chierici era imposto un abito lungo e nero che doveva distinguerli inequivocabilmente dai laici e sancire il trionfo dello spirito e della Quaresima sul Carnevale, ma che spesso non riusciva a contenere gli impulsi della carne, le ragioni del riso e dell’osceno, le tentazioni del sacrilegio.

porcelloEd ora un aneddoto simpatico: nel 1727 il gesuita Domenico Bruno fu chiamato a Putignano per “scacciare i demonj” in un monastero femminile dove le suore, in questo periodo di festa, si erano mascherate da sacerdoti e avevano predicavano alle altre per divertimento. Nella circostanza il dotto gesuita impegnò tutte le sue forze esorcistiche nell’esposizione, tra le mura del convento, di un’immagine dell’arcangelo Raffaele al quale volle dedicare salmi, preghiere, invocazioni di ogni genere e un’apposita novena. Le fonti riportano che il convento restò quietissimo fino alla morte del Bruno per ritornare ad essere in “balia dei demonj” dal 1731, l’anno successivo alla sua morte!
E dunque, mentre non pochi esponenti del clero finivano per essere inghiottiti dal vortice della festa, la Chiesa ufficiale non mancò di organizzare una sorta di “teatro sacro” da contrapporre a quello profano e peccaminoso del Carnevale: soprattutto per volere dei Gesuiti le esposizioni eucaristiche delle Qarantore furono appositamente spostate dal periodo quaresimale a quello carnevalesco e in particolar modo negli ultimi giorni, ritenuti i più “pericolosi”.
Insomma, il carnevale travolgeva proprio ma proprio tutti.

FONTI DELLE IMMAGINI:
http://www.elaboraweb.it/partners/trasciatti/trasciatti.it/2011/01/14/testamentum-porcelli/index.html
http://it.paperblog.com/carnevale-tra-tradizioni-popolari-e-gastronomia-1633406/
http://www.lucianopignataro.it/a/carnevale-di-laudato-a-chi-ave-lu-puorco/21039/
http://it.wikipedia.org/wiki/Lotta_tra_Carnevale_e_Quaresima

di Monia De Tommaso

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