Aspetti psicologici dell’alimentazione

In questo articolo daremo uno sguardo agli aspetti psicologici dell’alimentazione. Diversi studi hanno dimostrato che il solo dimagrimento, in assenza di esercizio fisico, non determina una reale e permanente perdita di peso corporeo. Concetto non da poco e dal quale non si può prescindere volendo iniziare un corretto programma di attività fisica. E c’è un altro aspetto importante: purtroppo, se nell’accezione comune, il concetto di dieta dovrebbe riferirsi a qualsiasi tipo di regime alimentare, di fatto nell’immaginario collettivo tende a corrispondere a privazione, a contrazione nell’assunzione del cibo, in nome di quei criteri estetici che identificano nella magrezza un sinonimo di salute, bellezza e successo. Concetti difficili da superare: le diete miracolistiche hanno di sicuro maggior presa rispetto a quelle nozioni di base, magari assimilate dai tempi dell’infanzia e con il tempo, o per comodità dimenticate. Uno studio approfondito del comportamento alimentare dovrebbe analizzare il significato globale che ciascuno attribuisce alla nutrizione ed il modello di sé in rapporto al cibo che ciascuno possiede.

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Nel rapporto con il cibo interagiscono fattori biologici, culturali, le conoscenze sulle modalità corrette d’alimentazione, le attribuzioni individuali ai cibi, le esperienze infantili, criteri estetici, valenze sociali. Inoltre, nelle abitudini alimentari, giocano un ruolo di rilievo, rispetto ai diversi cibi, le preferenze e le avversioni. Al riguardo, c’è da dire che queste ultime solo in parte sono innate, per lo più vengono acquisite precocemente, in età infantile. I meccanismi di apprendimento sono complessi e interessano sia condizionamenti ambientali che sociali ed economici. Infine, è necessario che ogni singolo individuo possa attribuire al rapporto con il cibo in generale, o mirato a precisi alimenti, un valore di tipo psicologico strettamente personale. e, non dimentichiamolo, il comportamento alimentare costituisce l’atto finale di un complesso processo di elaborazione d’informazioni che si svolge anche a livello inconsapevole.

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Ora, dobbiamo valutare tre punti importanti:

1. Attività fisica e alimentazione

– E’ indispensabile progettare un programma di attività fisica, senza tener conto dell’alimentazione. Non è una giusta alimentazione a trasformare in bronzi di Riace ma l’attività fisica che vi si accosta;
– Dieta non significa solo restrizione, ma anche ricerca di qualità alimentare;
– Mass media, cultura, valori sociali e criteri estetici ricorrenti non sempre sono buoni consiglieri.

aspetti-psicologici-dell-alimentazione-mangiare-positivi2. Errori comuni

– Improvvisarsi digiunatori;
– Credere che esistano diete “miracolo”;
– Pensare che, inizialmente, diete alimentari e programmi motori non richiedano impegno. Conoscete il detto: “Se bella vuoi apparire, molto devi soffrire”?
– Demotivarsi se i risultati tardano ad arrivare. L’arma dei vincenti è la perseveranza;
– Pretendere da subito risultati evidenti. Anche la bilancia non può che darvi risultati illusori; ricordate: i risultati veri, quelli duraturi, arriveranno con il tempo.

3. Comportamento

– Abituarsi ad ascoltare il proprio corpo: una dieta corretta vi procura benessere psicofisico;
– Pensare al progetto-dieta con un atteggiamento mentale positivo. Se il vostro recepisce la dieta come qualcosa di negativo, una mortificazione, si mette in difesa trattenendo i grassi e non facendo dimagrire.
– Avere sempre presente che ciascuno di noi ha bisogni che derivano da una struttura fisica e stile di vita che gli sono propri.

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FONTI DELLE IMMAGINI:
http://www.casadivita.despar.it/sana-alimentazione
http://www.giuseppelatte.it/psicologia/2014/11/viaggio-nellalimentazione-diario-bordo-2-lortoressia/
http://www.ilnutrizionista.eu/2012/11/06/dieta-e-fitness-cosa-mangiare-come-allenarsi.html
http://www.tofeelwell.ru/diety/monodiety/

di Monia De Tommaso

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5 pensieri su “Aspetti psicologici dell’alimentazione

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