Disturbi dell’alimentazione: si possono prevenire

Come abbiamo visto nell’articolo precedente, le scelte e le abitudini alimentari derivano in ciascuno da una serie di motivi differenti. Tra questi assumono un certo rilievo le influenze socio-culturali. Mi riferisco, in maniera più precisa, a canoni estetici, alla moda, ai media.

Per l’impostazione di base del nostro regime alimentare, a livello individuale, assumono grande rilievo le conoscenze riguardanti il modo corretto di alimentarsi, il significato personale attribuito ai cibi e alle abitudini acquisite nell’infanzia. Queste ultime riguardano preferenze e avversioni ai vari alimenti che vengono prevalentemente acquisite nei primi due anni di vita. In che modo?

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Prima si viene a conoscenza e si sperimenta i cibi consueti in famiglia; ne consegue un rinforzo, grazie alle gratificazioni ricevuti dai genitori se ci si adegua ai gusti familiari; infine fondamentale è l’alimentazione che si ha in famiglia (in casa si consumano solo certi cibi e diviene naturale la restrizione).
Nel concludere, è necessaria una riflessione: si è parlato di ambiente, di esperienze infantili, di diete bizzarre, ma non bisogna ignorare che il comportamento alimentare costituisce l’atto finale di un complesso processo di elaborazione di informazioni che si svolge anche a livello inconsapevole.

Grandissima attenzione ai Disturbi Alimentari Psicogeni (DAPS), tra cui obesità, anoressia e bulimia, in continuo amento tra i giovani. Tali forme presentano sintomi e quadri psicologici differenti. Ogni situazione deve essere considerata nella sua complessità ed individualità. Non esistono regole o indicazioni generalizzabili: sono disturbi, comunque, da non sottovalutare. Vediamoli velocemente:disturbi-dell-alimentazione-obesitàObesità: questa può essere condotta dal Disturbo da Alimentazione Incontrollata, uno dei più significativi Disturbi dell’Alimentazione Atipici. Tuttavia l’obesità viene considerata una malattia metabolica ad insorgenza fisiologica: diverse cause fisiche e mediche posso condurre all’obesità; anche alcune categorie di psicofarmaci, che curano ad esempio la depressione e l’epilessia, hanno come effetto collaterale l’interessamento del set point, o regolazione basale.

disturbi-alimentazione-anoressiaAnoressia: è un disturbo che tende ad essere presente con maggiore frequenza nelle classi socio-economiche medio-superiori. Chi soffre di anoressia presenta una severa perdita di peso (inferiore all’85% del peso standard), con una costante e angosciante paura di ingrassare, e una preoccupazione estrema per il peso e le forme corporee. Il comportamento alimentare può essere restrittivo (cioè assunzione di pochissime calorie) o con abbuffate associate a condotte di eliminazione (sport sfrenato, vomito autoindotto, lassativi, diuretici). La personalità di chi ne è affetto, che tende ad avere nella figura materna il maggior riferimento, presenta una percezione vaga e non ben definita di sé, con tratti ipercritici, ossessivi, ansiosi ed autosvalutanti. Si tratta, in genere, di persone cresciute in un ambiente familiare tendente alla depressione, in un clima di controllo delle emozioni vissute in modo negativo. Inoltre, atteggiamenti ambigui ed iperprotettivi nei confronti del figlio possono inibire la possibilità di esprimere un bisogno, anticipandone la soddisfazione. Così viene a mancare la necessità di muoversi nella direzione del raggiungimento di un obiettivo. I danni sono evidenti.

disturbi-alimentazioneBulimia: è un disturbo purtroppo frequente (4-15% delle femmine che frequentano la scuola superiore o l’Università) i cui primi segni compaiono di solito fra i 16 e i 18 anni. La persona bulimica compie abbuffate ricorrenti, associate o meno a comportamenti di compenso o eliminazione, ma con una costante preoccupazione per il peso e le forme corporee. Generalmente il peso è nella norma o leggermente superiore. Sovente chi ne soffre ha provato a risolvere i problemi di peso con una dieta; da questo si desume l’importanza che la società attribuisce alla magrezza. Come l’anoressia, caratterizza le classi socio-economiche medio-elevate. La personalità di chi soffre di bulimia è caratterizzata da ricerca esasperante del perfezionismo, da ansia e da depressione. Il quadro familiare si presenta in genere conflittuale.

Secondo diversi studi, le radici sociali del crescendo epidemico dell’anoressia e della bulimia possono essere collegate alla definizione del nucleo di sofferenza di base della vita dei soggetti che soffrono di questi disturbi: un profondo senso di inadeguatezza. Una simile angoscia fa sentire queste ragazze fortemente impotenti, passive; un grande sollievo viene loro dal ribaltare tale costellazione di sentimenti grazie al movimento attivo sul proprio corpo, con l’effetto antidepressivo immediato consentito dall’esperienza della dieta.
E’ ovvio che un tale movimento difensivo è possibile solo in una cultura in cui “magro è bello”. E c’è da aggiungere che la nostra cultura spinge più le femmine che i maschi a preoccuparsi del loro corpo come immagine, che deve avere determinate caratteristiche. Parallelamente a ciò si è sviluppata una sorta di pregiudizio nei confronti dell’obesità, per cui gli obesi sono considerati psicologicamente deboli e instabili, fisicamente poco attraenti e spiacevoli.

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La famiglia può influire grandemente allo sviluppo (o alla prevenzione) dei disturbi alimentari fornendo l’ambiente, i valori, gli atteggiamenti e i comportamenti che all’interno di questa unità vengono modellati e rinforzati. La società, con i suoi messaggi più o meno espliciti, può avere un forte peso nell’instaurarsi dei disturbi alimentari. Per attenuare questa influenza negativa la famiglia qualcosa può fare: certo non può eliminare i messaggi o impedire che arrivino ai figli, ma può comunque attuare dei comportamenti per ridefinire questi messaggi e renderli meno influenti.

Fate capire a vostra figlia che è apprezzata per il semplice fatto di esistere, ascoltatela e accettate le sue emozioni e piuttosto che dirle cosa dovrebbe o non dovrebbe fare rispetto al suo disturbo, è più adeguato esprimere la propria paura per la sua sicurezza rispetto al suo comportamento alimentare. Alla base del controllo di questi disturbi c’è la comunicazione. Usatela.

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FONTI DELLE IMMAGINI:
http://www.nanopress.it/salute/alimentazione-corretta/
http://www.dietaperdimagrire.info/dimagrire/pesarsi-spesso-fa-ingrassare-meno.html
http://www.dottorsport.info/in-evidenza/2014/10/news/perdere-peso-metodo-per-dimagrire-28050.html/
http://www.centrostudiurbino.it/
http://www.disturbipsichici.info/mio%20sito/disturbidell%27alimentazione.html
http://acchiappamente.it/index.php/anoressia-nervosa-cause-trattamenti/

di Monia De Tommaso

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5 pensieri su “Disturbi dell’alimentazione: si possono prevenire

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