La moda femminile dal XII al XIII secolo [Seconda parte]

Dopo aver dato uno sguardo generale all’abbigliamento femminile nell’alto medioevo nella puntata precedente, passiamo ora alle acconciature e ai suppellettili.

Le donne più giovani portavano solitamente i capelli con la scriminatura al centro e due trecce che
scendevano sul petto (talvolta anche fino alle ginocchia!) o raccolte in vario modo a lasciare scoperta la nuca. Le vedove e le suore, invece, portavano un ampio copricapo di tessuto leggero che nascondeva completamente i capelli, le tempie, il collo e la parte superiore del busto.

Le calzature, solitamente stravaganti e con le punte all’insù, potevano essere di vario tipo: alte o basse, chiuse o aperte, con o senza linguetta; di cuoio, di feltro, di tessuto, foderate di pelliccia. La moda prediligeva i piedini minuscoli, i tacchi abbastanza alti, il passo ondeggiante e accuratamente studiato.

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Per quanto riguarda i gioielli, divenne molto comune per l’aristocrazia del periodo usare pietre variopinte e metalli lucenti.
Accessori fondamentali erano i copricapi, tra i quali il modello più diffuso era la corona turrita, una fascia circolare su cui si appoggiavano merli con applicazioni di pietre e perle. Un’acconciatura comune era realizzata con bende o nastri, detti anche intrezatorium, che venivano intrecciati nei capelli. A Venezia nel XIII secolo nacque un copricapo che ebbe molta fortuna in tutto il Medioevo: l’hennin, a forma di cono rigido, in velluto o in seta, al cui vertice veniva applicato un velo o un pizzo. Le fate delle fiabe di origine medievale, infatti, vengono tutt’oggi rappresentate con questo copricapo.

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I vestiti medievali dovevano essere comodi, pratici, durevoli, ma soprattutto rappresentativi. L’affermarsi dell’ideale cortese contribuì in tal senso a diffondere l’importanza del proprio status, anche attraverso i propri vestiti e con il passare degli anni assunse sempre più importanza il valore simbolico delle vesti indossate: ricchezza e classe sociale devono saltare agli occhi.
Come potete ben immaginare gli abiti dei contadini erano totalmente differenti rispetto a quelli dei nobili. Erano generalmente fatti con tessuti a buon mercato, casacche e mantelli erano più corti (per risparmiare sulla stoffa) e non si indossavano né calze né scarpe (a meno di rudimentali zoccoli in legno). Tutti viaggiavano a gambe nude e non portavano copricapo.
Ciascuno doveva indossare gli abiti del proprio rango senza oltrepassare i limiti fissati. L’ordine sociale costituito doveva rimanere tale anche nelle apparenze, la trasgressione, in tutti i settori della società, non veniva tollerata, anzi diventava pretesto per diffidare di chi la praticava.

Le tecniche di lavorazione erano segrete, condizione essenziale affinché i manufatti fossero considerati”esclusivi”, gli stessi tessitori, considerati alla pari degli artisti, erano chiamati a preservare il “mistero” delle raffinate e antiche tecniche. I vestiti della corte erano vere e proprie opere d’arte.

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– La camicia aveva il tessuto che variava a seconda delle possibilità economiche della cliente, le donne di alto rango sociale tendevano a impreziosire gli abiti con guarnizioni ricamate o liste di tessuto frappato (in frange) lungo i bordi e la scollatura. La moda dei bottoni in oro, argento e pietre preziose nasce in Francia nel XIII secolo per poi diffondersi lentamente in tutta Europa.

– Le tuniche delle donne nobili erano confezionate in zendàli (seta simile al taffetà), broccati (velluti impreziositi da fili d’argento e d’oro), sete e damaschi importati dall’Oriente, dall’Egitto e dalla Sicilia, il cui consumo in Europa aumenta notevolmente nel corso del XII secolo. Senza dimenticare ovviamente le decorative applicazioni di perle e pietre preziose. Le donne del popolo e delle campagne non potevano assolutamente permettersi tessuti come quelli sopra citati. Queste ultime adoperavano tessuti semplici come lino e cotone, d’inverno si coprivano con abiti in lana, il feltro e il panno, il cui modello di base rimane lo stesso.

moda-femminile-medioevo-god-speed-john-william-waterhouse– La guarnacca aveva le maniche foderate di pelliccia, il pelo infatti era rivolto verso il corpo, mentre il lato esterno veniva ricoperto di tessuto. Le pelli derivanti da fauna d’importazione (castoro, zibellino, orso, ermellino e vaio) erano molto pregiate, mentre meno apprezzate erano quelle provenienti dalla fauna locale (lontra, volpe, lepre, coniglio, faina, agnello). Le pelli venivano cucite all’interno delle maniche o fra le due stoffe dei soprabiti imbottiti. Le più comuni, come il coniglio, venivano tinte di rosso e usate per decorare i polsi e l’orlo inferiore delle tuniche.

Anche i colori e le fantasie esprimevano diversi stati sociali: il rosso era il colore preferito dai potenti, seguito da bianco e verde; grigio e marrone invece, per la scarsa lucentezza, restavano i colori del popolo.
Inoltre le stoffe più costose erano quelle a più colori mescolate e dalle fantasie più disparate (disegni di fiori e fronte, disseminate di pois o variamente rigate) a differenza delle stoffe a tinta unita, decisamente più economiche.
È interessante sottolineare come il Medioevo si differenzi dalle epoche che lo precedono proprio per questo senso del colore, assente fino ad allora. Addirittura la luminosità del colore stesso era un indice fondamentale per i giudizi dell’epoca: i colori che emanavano più luce erano i più apprezzati, mentre venivano scartati quelli che all’epoca non era possibile (perché alcune conoscenze tecniche non erano ancora disponibili) rendere luminosi.

Curiosità: naturalmente i nobili erano coloro che potevano sfoggiare gli abiti più sfarzosi e preziosi,
ed è proprio contro questo abuso di lusso che a Bologna nel 1401 lo Statuto suntuario impose precise limitazioni al lusso degli abiti e prescrisse di far bollare le vesti, precedentemente confezionate, che esulassero dalle nuove norme statuarie.

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FONTE DELLE IMMAGINI:
la rete 🙂

di Monia De Tommaso

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3 pensieri su “La moda femminile dal XII al XIII secolo [Seconda parte]

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