È pronto per la scuola materna?

Tradizionalmente, nel nostro come in altri paesi, i bambini sono ammessi a frequentare la scuola materna al compimento dei tre anni, ma non sempre l’età cronologica corrisponde a quella psicologica. I bambini variano notevolmente, come abbiamo spesso ripetuto, rispetto all’epoca in cui attraversano le varie fasi di sviluppo e assolutamente unici sono l’ambiente in cui ciascuno ha vissuto, l’esperienza che ne ha fatto e gli avvenimenti che hanno caratterizzato la sua pur breve vita. Solo tenendo conto di tutti questi elementi la famiglia e gli operatori della scuola materna potranno decidere quale sia il momento più opportuno per l’inserimento di ciascuno. La domanda da porsi è: questo bambino è in grado, in questo preciso momento, di godere dei vantaggi offerti dal poter frequentare un gruppo di bambini in una realtà diversa da quella familiare senza provare troppa angoscia? Importante sarà soprattutto valutare quale sia lo sviluppo affettivo raggiunto. I genitori avranno già verificato molte volte come il loro bambino abbia reagito di fronte a qualche breve separazione. Se è stato capace di fronteggiarla senza troppa ansia, fiducioso che dopo un certo tempo avrebbe potuto ricongiungersi con loro, questo significa che gli conserva ormai dentro di sé un’immagine buona della mamma che lo accompagna anche quando lei è assente e gli consente di cavarsela abbastanza bene da solo.

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Se invece ha reagito con molta angoscia, aggrappandosi alla mamma, piangendo disperato come se si sentisse strappato da lei, come se il separarsi potesse pregiudicare la sua stessa esistenza, allora possiamo ragionevolmente pensare che sia ancora prematuro per lui trascorrere una buona parte della giornata fuori da casa e lontano dai familiari. Sarà opportuno invece, in questo caso, cercare di capire che cosa impedisca al nostro bambino di crescere emotivamente e di vivere più tranquillamente la separazione. Secondo Anna Freud sarebbe meglio che il bambino per il quale ci proponiamo l’inserimento nella scuola materna avesse raggiunto altre tappe. Esse tuttavia non rivestono la stessa importanza della precedente. È meglio se ha acquisito un certo grado di indipendenza fisica: se è capace di alimentarsi da solo e di controllare gli sfinteri, pur essendo gli incidenti in questo campo ancora molto frequenti, così come è possibile che, in qualche occasione, un bambino chieda di essere aiutato a mangiare. Dovrebbe poi essere in grado di vedere gli altri bambini non come semplici oggetti dell’ambiente circostante, ma come compagni con cui associarsi per giocare, costruire, smontare o distruggere, perché insieme si possono fare più cose ed è più divertente. Naturalmente avrà raggiunto questa fase del processo di socializzazione se avrà potuto fare esperienza di incontri con gli altri bambini.

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Nel caso di figli unici questa esperienza non è così scontata e se noi dicessimo che un tale bambino non è pronto per la scuola perché non ha raggiunto questo livello non faremmo che perpetuare una situazione, impedendogli di incontrare coetanei e ritardando ulteriormente il suo sviluppo sociale. Infine dovrebbe essere capace di utilizzare gli oggetti e giocattoli per attività vaie e giochi simbolici. A parte questi aspetti generali dello sviluppo che riguardano tutti, sarà necessario uno sguardo alla storia individuale di ciascuno. Un bambino che abbia dovuto affrontare una grave malattia, una lunga separazione dalla madre o qualche altro vistoso evento di questo genere, potrebbe aver bisogno di restare per più tempo nel ruolo del bimbo piccolo che non si allontana ancora dall’ambiente familiare per compensarsi di qualcosa che non ha avuto prima e conquistare la necessaria sicurezza. Se è nato da poco un fratellino sarà meglio rimandare per un po’ l’ingresso alla scuola materna onde il bambino non pensi che la mamma lo manda via per potersene stare tutto il tempo con il piccolo. Se lo allontanassimo proprio adesso aumenteremmo la sua sensazione di essere stato defraudato del proprio posto presso la mamma e le sue difficoltà nell’accettare la nuova situazione. Ancora una volta saranno la sensibilità e l’occhio attento della mamma, soprattutto, che potranno cogliere nel modo migliore la situazione complessiva che il bambino ha vissuto e sta vivendo per poter prendere le decisioni più opportune. Per quanto un bambino sembri possedere tutte le caratteristiche necessarie per affrontare questa nuova esperienza, tuttavia l’ingresso alla scuola materna può presentarsi per lui difficile e procurargli sofferenza.

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Per quanto egli abbia ormai acquisito la fiduciosa sicurezza che, dopo ogni separazione, gli sarà possibile incontrare di nuovo la madre, tuttavia la nuova situazione può riacutizzargli, almeno in principio, gli antichi timori di perdita irrimediabile, come quando fu privato del seno al momento dello svezzamento. Per ogni separazione, anche se accettata o addirittura desiderata per crescere e arricchire la propria vita, ciascuno di noi paga un prezzo. Sempre. Non dovremo quindi stupirci o allarmarci per le prime reazioni di un bambino che inizia a frequentare la scuola materna: può darsi che si mostri triste, depresso o aggressivo, violento, che torni a bagnarsi, a succhiarsi il pollice o che sviluppi qualche fobia. Sono tutti modi che egli usa per manifestare il suo disagio ma che, con la nostra comprensione, spariranno in breve tempo non appena comincerà a godere dei vantaggi della nuova situazione. Naturalmente anche a questo proposito vale la regola che quanto più accuratamente e per tempo avremo preparato il bambino a questo avvenimento, rispondendo alle sue domande (attraverso di esse se siamo attenti egli ci rivela le sue ansie), consentendogli di familiarizzare con il nuovo ambiente e le nuove persone gradualmente e in nostra presenza, tanto più avremo facilitato il suo compito di adattamento. Anche le mamme, specie quelle che, non avendo un’attività di lavoro fuori casa, raramente si sono separate dal loro bambino, possono vivere la separazione con molta intensità e sentirsi “mutilate” senza la loro creatura al fianco per buona parte della giornata. È utile essere consapevoli di questa eventualità perché in alcuni casi il bambino che si aggrappa alla mamma rifiutando ogni distacco non fa altro che rispondere inconsapevolmente al bisogno che lei ha di essergli indispensabile. In questo caso al bambino che sta aggrappato alla mamma corrisponde una mamma che sta aggrappata al bambino e in questa situazione non è facile crescere. Sapere che chiunque di noi vive ogni separazione come una perdita, può far sì che la mamma non neghi i suoi sentimenti attribuendoli solo al bambino, ma che possa aiutarlo, anche attraverso la condivisione, a meglio sopportare la sua sofferenza.

FONTI DELLE IMMAGINI:
http://www.paginegialle.it/scuolamaternavillaletizia
http://www.bebeblog.it/post/15457/per-liscrizione-alla-scuola-materna-quali-documenti-servono
http://www.pianetamamma.it/il-bambino/nido-asilo-e-scuola/come-scegliere-scuola-materna.html
http://www.bebeblog.it/post/79869/gli-accessori-per-la-scuola-materna-cosa-non-deve-mancare-nello-zainetto

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