I bambini e il gioco: espressione e controllo dei propri sentimenti [Parte I]

“Giocando il bambino impara”, “Il gioco favorisce lo sviluppo del bambino”, “Il gioco è il lavoro del bambino”; affermazioni che abbiamo spesso udito, probabilmente fatto, e che sicuramente mettono in luce il ruolo importantissimo del gioco nello sviluppo intellettivo, pratico e nell’arricchimento delle conoscenze del bambino. Questi aspetti sono stati e saranno ancora trattati diffusamente. Qui ci occuperemo invece del gioco come espressione del mondo interno, delle esigenze profonde, come attività privilegiata in cui il bambino può esprimere tutti i suoi sentimenti senza pericoli, imparando a trattarli, ad avere a che fare con loro.il-gioco-e-i-bambini
Proprio perché è spesso imitazione della realtà, ma non è realtà, e il bambino ormai lo sa benissimo, il gioco, soprattutto nelle sue forme di gioco drammatico, di finzione, occupa una zona di confine tra il mondo reale e quello fantastico e consente di passare liberamente dall’uno all’altro. Un bambino, nell’età di cui stiamo parlando, ha bisogno di imparare a distinguere con certezza ciò che appartiene ai due mondi e i genitori devono aiutarlo in questo compito rappresentando per lui quelle guide sicure quando egli mostri di far confusione. Altrettanto importante è tuttavia il bisogno di giocare, di fingere, di dare libero spazio alle sue fantasia perché questo lo aiuta a controllare meglio la realtà e ad accettarla pur rimanendo in stretto contatto con i suoi sentimenti e le sue emozioni, con la ricchezza del suo mondo interiore.

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Il gioco consente al bambino di ritagliarsi un’area protetta in cui tutti i sentimenti, anche quelli negativi, possono avere espressione senza troppi rischi. Sappiamo come alcuni comportamenti dei genitori, le necessarie pratiche educative, le inevitabili frustrazioni suscitino nel bambino sentimenti di ostilità e odio che entrano in conflitto con l’amore che egli porta verso questi stessi genitori. Proprio a causa di questo contrasto, spesso il bambino sente di non poter esprimere i sentimenti negativi nei confronti di coloro che pur ama e il cui amore gli è indispensabile e quindi li reprime fingendo di non provarli. Reprimerli non significa tuttavia cancellarli. Giocando invece può dare libero sfogo a ciò che sente senza temere che questo risulti pericoloso per sé o per gli altri ed anche imparare a controllarsi. Percuotendo o maltrattando bambole o orsacchiotti spesso i bambini si vendicano per essere stati rimproverati sottoponendo i loro giocattoli a un trattamento in genere molto più punitivo e violento di quello che è stato usato con loro, ma che è dettato dalla loro rabbia. Nello stesso tempo, esercitando la funzione di colui che punisce, si mettono anche nei panni dei genitori diventando sempre più capaci di intendere ragioni.

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Consideriamo l’esempio di Francesca, le cui bambole giacevano sul pavimento, avevano il mal di pancia perché volevano voluto mangiare tanto gelato e lei un po’ le picchiava, un po’ si prendeva amorevolmente cura di loro e intanto fingeva di mangiare una grande coppa di gelato. Qui i diversi sentimenti della bambina sono evidenti:

  1.  Grazie al gioco Francesca non è ancora la bambina ancora piccola che deve sottostare a certe limitazioni; lei è grande e può mangiare una grande coppa di gelato senza che le venga il mal di pancia;
  2.  sono rappresentate le ragioni degli adulti: infatti ai bambini aver mangiato tanto gelato ha procurato il mal di pancia;
  3.  i bambini vengono puniti per essere stati ingordi e disobbedienti;
  4.  tuttavia la mamma torna a prendersi cura di loro perché li ama;

i-bambini-e-il-giocoLa rabbia di Francesca per essere stata sottoposta a limitazioni in chissà quante occasioni è stata così espressa come la sua buona volontà nel cercare di essere ragionevole e il suo desiderio di essere grande e poter fare come meglio crede. Spesso il gioco ha la funzione di aiutare a superare le paure: un bambino gioca a fare il dottore, fa continue punture e vaccinazioni alla sua bambola rassicurandola che sentirà solo un po’ di male e in questo modo cerca di controllare la sua paura dopo l’ultima brutta esperienza dal dottore e magari la prossima volta riuscirà ad essere un po’ più coraggioso. Attraverso la ripetizione di avvenimenti spiacevoli, di esperienze che potrebbero essere traumatizzanti, i bambini, esprimendo i loro vissuti, le loro emozioni a riguardo, diventano a poco a poco capaci di superarli. È possibile nel gioco crearsi dei compagni immaginari con i quali dialogare, ai quali far recitare delle parti mantenendo il ruolo di regista e sviluppando le storie in base ai propri bisogni e desideri. Il gioco di finzione dipende totalmente dalla volontà di chi lo gioca; si può sviluppare come si vuole. Tutto è possibile: si può ferire e risanare, distruggere e ricostruire e in questo modo il bambino rafforza la fiducia nella sua capacità di riparare ai danni che nella realtà egli sente di aver inflitto agli altri. In conclusione è importantissimo per il bambino poter giocare liberamente. Agli adulti spetta il compito di garantirgli questa libertà senza interferire a meno che non si verifichi qualche situazione di pericolo. Un genitore potrà, specie se il suo intervento è richiesto, entrare qualche volta nel gioco, naturalmente non per dirigerlo, ma mostrando di capire e di accettare ciò che il figlio sta facendo. Questo tuttavia deve poter rimanere uno spazio di autonomia che il bambino può qualche volta sottrarre al controllo diretto dell’adulto.

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FONTE DELLE IMMAGINI:
http://www.improntaunika.it/2014/12/natale-2014-e-bambini-regalate-giochi-da-pavimento-e-da-tavolo-no-pc-tv-e-armi/http://old.zeri.info/artikulli/46571/loja-pasqyron-boten-e-femijes
http://www.metromilano.it/eventi/latinfiexpo-milano-a-ritmo-di-musica-latina/
http://alimentazionebambini.e-coop.it/stili-di-vita/giochi-consigliati-per-bambini-ecco-le-5-regole/
http://ambra-sociale.coop/tag/nidi-pordenone/

di Monia De Tommaso

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2 pensieri su “I bambini e il gioco: espressione e controllo dei propri sentimenti [Parte I]

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