Storia della zeppa: tra femminilità e ossessione

Negli ultimi anni le abbiamo viste e riviste, in tutti i colori e materiali, ma la zeppa, quella scarpa sollevata dalla spessa suola che ne sostituisce il tacco, ha una storia ben più antica di quanto possiamo immaginarci.

storia-della-zeppa-coturniPensate un po’: la loro storia inizia nell’ antica Grecia! Nonostante i greci preferissero andare a piedi nudi o utilizzare i sandali, certe categorie sociali portavano una sorta di tacchi, soprattutto per ragioni pratiche. I primi, erano gli attori tragici, i quali, per avere una maggiore visibilità nello scenario, e una presenza più imponente, indossavano grandi maschere e parrucche e i coturni, ovvero scarpe con suola molto alta fatta di sughero e che considerate poco aggraziate, venivano nascoste dalla lunga veste. Oltre agli attori tragici, l’altra categoria sociale che indossava le proto-zeppe, erano le cortigiane o etere, che per rendersi più attraenti, usavano una tipologia di scarpa chiamata baucides, di colore zafferano che spesso aveva anche la suola di sughero, sotto la quale venivano intagliati dei messaggi per pubblicizzarsi. Il risultato? Quando camminava, la cortigiana lasciava sulla sabbia i messaggi che letti dai potenziali clienti, permettevano di essere rintracciate velocemente. Della serie: “Una cortigiana è passata di qui!”. Questa caratteristica di attrazione sessuale delle zeppe, sarà una costante lungo tutta la loro storia.

Le calzature etrusche furono influenzate da quelle greche, tuttavia avevano disegni più elaborati delle seconde, divenendo ben presto le preferite dalle donne greche che compravano le bellissime zeppe etrusche realizzate con cinghie dorate. I romani successivamente recepirono l’eredità di questa calzatura sia dalla conoscenza greca che etrusca. Nel medioevo si fece largo uso di zoccoli, sia piatti sia con il doppio rialzo; nel corso del tempo questi si evolvettero alla fine del periodo nelle più eleganti pianelle o chopines, che potevano essere molto alte e che furono le protagoniste del rinascimento italiano, usati in particolare a Venezia e in Spagna.

Le pianelle venivano indossate soprattutto allo scopo di farsi notare, e divennero sempre più alte fino ad arrivare ai 50 cm (avete letto bene, che ce ne dobbiamo fare del nostro tacco 12?), nonostante le numerose leggi suntuarie che regolavano le altezze a seconda della posizione sociale, consentendo un massimo di 4 o 5 dita. A indossarle furono sia donne che uomini: quelle maschili erano chiuse e più basse (in uso fino al 400), mentre quelle femminili erano spesso aperte dietro e, almeno in origine, avevano lo scopo di permettere a chi le indossava di poter camminare senza sporcarsi di melma, sudiciume e quant’altro si trovava per le strade. Pensate che il loro compito fosse solo questo? Mi dispiace deludervi ma questi veri e propri “trampoli” avevano anche il compito di rendere più controllabili moglie e figlie, grazie alla difficoltà di movimento che comportava indossarle, giacché essendo molto alte, spesso le donne si dovevano servire di due ancelle che le aiutassero a camminare.

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A. zoccolo “a ponte” 1400, B.Pianelle alte, Venezia XVI sec, C. Pianelle, Milano XVI sec, D. Pianelle a punta aperta XVI sec.

Le pianelle si differenziavano non solo per l’altezza, ma soprattutto per il colore, il materiale e le decorazioni. Le più lussuose, adatte a moglie e figlie di re e doge, erano le pianelle in seta con colore paonazzo, morello di grana e cremisino (tutte tonalità di rosso tendente al violaceo o scuro), e con decorazioni in oro o argento. Le donne le amavano perché era uno status symbol dell’epoca: in altri termini, chi le indossava faceva sapere a tutti che apparteneva ad una classe sociale che le consentiva di non dover lavorare; in più avevano un richiamo erotico giacché conferivano un’andatura particolare nel camminare che secondo gli intenditori dell’epoca era più “aggraziata”. Immaginate che ad un certo punto, anche le prostitute inizianorono a portarle, capovolgendo la situazione e facendo sì, che le signore “per bene” dovessero accontentarsi di pianelle di un’altezza più modesta, pena essere scambiate per cortigiane.
Le pianelle continuarono ad essere in uso fino alla fine del XVII secolo, inizio del XVIII, quando venne gradualmente sostituito dal tacco unico posteriore. Secondo alcuni, fu Luigi XIV ad escogitare questa soluzione per sopperire alla sua bassa statura. Grazie Luigi XIV.
Zeppe-di-Salvatore-Ferragamo

In Italia, la zeppa ritornerà nuovamente in auge nel XX secolo, più precisamente negli anni ‘30, in pieno periodo autartico, quando le sanzioni economiche avevano fatto scarseggiare materiali che fino a quel momento erano stati indispensabili per la fabbricazioni di beni di prima necessità . Questo fatto aguzzò l’inventiva di creatori di moda, stilisti e artisti e in particolare di Salvatore Ferragamo che dopo un grande successo nell’America Hollywoodiana per aver realizzato le scarpe di diverse star, negli anni ’20 tornò in Italia, a Firenze, e aprì il suo laboratorio. Ferragamo fu molto attento all’arte e alla cultura che gli stava intorno ed era dotato di una grande vena sperimentale che dimostrò più volte. Eccone un esempio: quando non poté più disporre dell’acciaio tedesco che gli serviva per costruire i cambrioni metallici (una sua creazione) che erano utilizzati per rinforzare l’arco del piede, decise di cercare un’alternativa che potesse sollevare il tallone, dare all’arco del piede un appoggio stabile e che fosse realizzabile con i materiali a disposizione. E fu così che ebbe una geniale intuizione: inventò la zeppa di sughero, brevettata nel ‘37, che non solo risolveva perfettamente il problema, ma consentiva grandi possibilità di esprimere tutta la sua inventiva.

storia-della-zeppa-ferragamo_sandalo_invisibile
Con l’arrivo della seconda guerra mondiale, questa tipologia di scarpa si rivelò un gran successo giacché consentiva alle donne di indossare scarpe alte, ma abbastanza stabili e pratiche senza rinunciare all’eleganza nonostante i tempi che correvano. La moda delle zeppe giunse anche in America appena finì la guerra, grazie al Premio Neiman Marcus (l’Oscar della Moda)che Ferragamo vinse insieme a Christian Dior nel ‘47, con il suo sandalo “invisibile” realizzato con una tomaia con fili di nylon sopra una zeppa scolpita a forma di “F”. Dall’altra, la zeppa si diffuse nel Nuovo Mondo anche grazie ad attrici e ballerine come Katharine Hepburn e Carmen Miranda, che usavano queste scarpe tanto in scena che nella vita privata. Immaginate che Carmen era famosa per la sua grande collezione di zeppe, tanto che il modello con tacco alto e arcuato presse il suo nome, Miranda. La moda della zeppa iniziò a scemare con l’arrivo degli anni ‘50, dal momento che lo stile del momento, il New Look di Dior, imponeva tacchi a spillo.

storia-della-zeppa-elton-john

Zeppe disco di Elton John

Ma, come non mi stancherò mai di ricordare, la moda è ciclica e le zeppe tornarono con tutta la loro forza e visibilità negli anni ‘70 con la musica disco e il glam rock, dove pantaloni a zampa d’elefante e colori sgargianti diventavano i suoi compagni inseparabili. Queste zeppe esagerate in altezza, realizzate nei più improbabili accostamenti e materiali, erano usate tanto da donne che da uomini; basti pensare ad Elton John, David Bowie, a John Travolta che li indossava nel film La febbre del sabato sera”e ai Kiss.
Finita la moda della musica disco, le zeppe sono sparite per un decennio, per poi tornare negli anni ‘90 in stivali, sandali e nelle scarpe sportive come le sneakers, pubblicizzate in giro per il mondo da figure di rilievo come le Spice Girls. Non le avete dimenticate vero?

zeppe-spice-girls
Nel nuovo secolo, le zeppe sono una moda che va e viene a piacere, ma dopo quasi 80 anni, continuano sullo stile iniziato da Ferragamo: tanto sughero nelle suole, sperimentazione di materiali e colori vibranti; ma ora, con un pizzico degli anni ‘70: l’altezza.

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FONTE DELLE IMMAGINI:
la rete 🙂

di Monia De Tommaso

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