I bambini e l’età delle domande

Tra i tre e i quattro anni un bambino sano e vivace raggiunge una buona padronanza del linguaggio ed è in genere così compiaciuto della sua abilità, della sua “potenza del linguaggio” e prova un tale piacere ad usarlo, che spesso parla incessantemente. Naturalmente tante sono le cose che vuole sapere e ora è in grado di formulare delle precise domande dalle quali attende precise risposte. Egli pensa che gli adulti, e i suoi genitori in particolare, sappiano tutto e se a volte non gli rispondono è solo perché non vogliono. Spesso le mamme si sentono veramente estenuate dalle domande e dai “perché” a ciclo continuo, ma dobbiamo cercar di capire la curiosità dei bambini: essi hanno tanto da conoscere e da interpretare! Vogliono sapere come funzionano le cose, le loro origini, come sono fatte; e non solo di cosa essi si occupano, ma anche di idee. In domande-e-bambinigenere è possibile risponder loro, non hanno bisogno di spiegazioni complicate, qualche semplice indicazione li soddisferà almeno per il momento. A volte tuttavia ci pongono dei quesiti che richiederebbero risposte complesse inadatte alle loro capacità di pensiero legato al concreto e noi ci troviamo in difficoltà. A volte poi non conosciamo proprio le risposte e terminiamo di deluderli confessandolo semplicemente. A questo punto è necessario che facciamo una scelta: se desideriamo che nostro figlio rimanga convinto della nostra “onniscienza” dobbiamo però ricordare che ben più cocente sarà la sua delusione quando inevitabilmente questa convinzione crollerà, quando scoprirà che noi non sappiamo tutto, che no sbagliamo e c he certe nostre affermazioni non sono che opinioni per niente condivise da altri. Certo il bambino ha bisogno di avere fiducia in noi e l’avrà ugualmente anche se sarà che noi abbiamo dei limiti, che facciamo a volte degli errori, ma che cerchiamo di rimediare e che sempre ci sforziamo di fare del nostro meglio. Allora forse non gli appariremo più come figure perfette e quindi irraggiungibili, ma imparerà ad avere comunque fiducia in se stesso. Non si sentirà più tanto piccolo, pasticcione e incapace, ma anzi libero di crescere anche “diverso” da noi. Alcuni adulti ricordano, con grande vivezza, di essere crollati sentendosi traditi e raggirati in modo insostenibile quando, diventando grandi, hanno realizzato che i loro genitori non erano “Dei” come avevano voluto far loro credere. Ci sono poi delle domande che mettono soprattutto in imbarazzo i genitori, i quali vorrebbero rispondere sinceramente ma hanno loro stessi dei problemi a riguardo e non sanno proprio come comportarsi. Due argomenti in particolare, il sesso e la morte, creano delle difficoltà ai genitori che non sanno come spiegarli.

Le domande a carattere sessuale

Ogni bambino normale, sufficientemente libero, cioè che non sia stato già inibito, farà tantissime domande sull’origine dei bambini, sui misteri della nascita, sulle differenze fra maschi e femmine e così via. È importante che egli le faccia perché si tratta di problemi che lo preoccupano veramente. Se un bambino non fa questo tipo di domande è perché gli abbiamo già comunicato, anche inconsapevolmente, il nostro imbarazzo, magari semplicemente eludendo qualche sua richiesta ed egli ha capito che si tratta di argomenti proibiti. Naturalmente anche in questo campo il consiglio è: sincerità e semplicità. Non è necessario porsi l’obiettivo di una esauriente e organica educazione sessuale, basterebbe comportarsi con questo argomento come con gli altri e rispondere puntualmente alle domande che un bambino fa senza eluderle né anticiparle. Oggi quasi nessun genitore ha difficoltà a spiegare che i bambini nascono spiegare-la-sessualità-a-bambinidalla pancia della mamma; qualche problema in più sorge quando si tratta di spiegare come ci sono entrati o quale sia il ruolo del papà in tutto ciò. In genere basta parlare di un “semino” che papà mette dentro il corpo della mamma, non è necessario un dettagliato resoconto dell’atto sessuale. All’inizio basterà. Alcuni genitori preferiscono usare un libro illustrato fatto apposta per i bambini; questo va bene purché siano sempre loro a cercare insieme ai bambini le risposte e solo alle domande che sorgono spontanee. Alcuni genitori poi, per sentirsi aperti ed emancipati, esagerano nel fornire riposte troppo esaurienti quando esse non sono state richieste. Questo non fa che creare confusione nel bambino e anziché renderlo più disinvolto gli fa nascere l’idea che se i suoi genitori insistono tanto ci sarà qualche motivo. Anche mostrare il proprio corpo ai bambini troppo intimamente può non essere opportuno: il bambino soffre per il confronto e inoltre non dimentichiamo che han anche lui delle pulsioni sessuali ed è geloso del rapporto che lega i genitori. Accadrà spesso che egli rifaccia domande che ha già fatto nonostante ci sembrasse che avesse capito le nostre spiegazioni. Può darsi che se ne sia dimenticato, ma è più facile che non le abbia ben assimilate facendo confusione con le sua fantasie e con le teorie che spontaneamente si è costruito in proposito, le quali per molto tempo continuano a coesistere. È necessario che noi ripetiamo pazientemente le spiegazioni affinché egli arrivi a poco a poco ad acquisire la realtà vera dei fatti. In alcuni casi invece ripete le domande perché le nostre risposte non l’hanno soddisfatto, in realtà voleva sapere qualcosa di più o di diverso. Con attenzione e sensibilità sarà possibile che un genitore comprenda quale dubbio lo spaventi tanto da renderlo incapace di formulare una domanda adeguata.

Le domande sulla morte

È questo forse l’argomento più difficile da affrontare con dei bambini dal momento che noi tutti cerchiamo di non pensarci e tendiamo a credere che l’idea della morte sia insopportabile per loro. Eppure bisogna trovare come rispondere, anche in questo caso non è consigliabile eludere le domande.

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Il bambino tende a credere che la morte, come la malattia, sia una punizione per qualche colpa commessa e non è certo in grado di comprenderne l’irreversibilità, tuttavia è molto curioso ed ha bisogno di abituarsi a poco a poco anche a questa idea. Spesso ci apparirà meno turbato di quanto avremmo creduto. Un problema è dato dal fatto che egli esige di sapere dove vanno le persone che muoiono e in questo caso la risposta dipenderà dalle convinzioni religiose dei familiari e da come essi stessi si rappresentano la morte. Nel caso sfortunato in cui muoia una persona cara e vicina al bambino è importantissimo che gliene parliamo consentendogli così di esprimere i suoi sentimenti, il suo dolore. Se noi taciamo egli può farsi l’idea che la persona cara sia sparita per una colpa che lui ha commesso avrà molta più paura che anche gli altri possano sparire. Certo è bene proteggere i bambini dagli aspetti più penosi della questione come dall’angoscia o dalla disperazione degli adulti, ma non è bene nascondergli la morte di qualcuno che conosceva bene. Anche in questo campo la verità, per quanto dolorosa, è pur sempre meglio dell’angoscioso dubbio di chi si sente solo e incapace di capire che cosa sia successo.

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FONTI DELLE IMMAGINI:
http://www.tgcom24.mediaset.it/donne/famiglia/cinque-idee-per-intrattenere-i-bimbi-quando-il-tempo-e-brutto_2105983-201502a.shtml
http://bambinizerotre.it/i-bambini-ogni-giorno-fanno-288-domande/
http://www.alfemminile.com/sesso-sessualita/spiegare-il-sesso-ai-bambini-d58693c656336.html
http://www.eticamente.net/32711/spiegare-morte-bambini.html

di Monia De Tommaso

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2 pensieri su “I bambini e l’età delle domande

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