I bambini e le fiabe

Come il gioco, anche le fiabe sono in rapporto con il mondo interno del bambino e per questo è molto importante che egli non ne sia privato, ma che anzi le possa ascoltare e riascoltare e possa utilizzarrle come crede meglio. Per fiabe intendiamo quelle classiche, raccontate dalla tradizione popolare e solo in seguito scritte e raccolte da qualche autore, fiabe come Cappuccetto rosso, Cenerentola, Hansel e Gretel, I tre porcellini, La bella addormentata nel bosco e così via. Proprio queste fiabe, nelle loro versioni originali e non in quelle rivedute e corrette da chi teme che esse possano impressionare un pubblico di giovanissimi, sono, secondo B. Bettelheim, psicologo e psicoanalista esperto di problemi infantili, quelle che meglio sanno parlare al bambino. Esse rappresentano molto bene in forma simbolica i problemi reali con i quali si scontra o si dovrà scontrare, danno forme e significato alle sue paure, alle sue emozioni, alle sue fantasie, alle sue speranze per il futuro. Crescendo il bambino impara a distinguere tra fiabe e realtà, ma da un certo punto di vista esse sono per lui più vere di qualsiasi racconto realistico perchè danno così bene espressione al suo mondo interno. Se riflettiamo bene possiamo vedere come siano anche in stretto rapporto con il mondo esterno che anzi traducono nell’unico linguaggio accessibile al bambino.

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Nelle fiabe sono ben rappresentati sentimenti nei confronti di familiari, la necessità di crescere, di allontanarsi dalla famiglia di origine, di fare da soli, di affrontare momenti difficili, prove apparentemente insormontabili, di scontrarsi contro l’ostilità di altri, di dar prova del proprio valore, del proprio coraggio. Sono rappresentate: la nascita, la vita e la morte. È un modo più onesto di altri di porre il bambino di fronte alla vita dicendogli molto chiaramente che dovrà affrontare dei problemi, che dovrà lottare inevitabilmente contro le difficoltà ma di suggerirgli anche in forma simbolica che alcune soluzioni sono possibili e che lui può farcela così come l’eroe della favola. Nelle fiabe morali, proprio come nella fanstasia del bambino, i personaggi non sono un pò buoni e un pò cattivi come nella realtà, che perciò appare troppo complessa, ma o tutti buoni o tutti cattivi, il che permette di capire le differenze. In seguito a ciò il bambino potrà scegliere “Come chi” vuole diventare. Sceglierà di essere come l’eroe, con il quale si identifica perchè egli è fatto apposta per risultargli simpatico, e poichè l’eroe è di solito buono, generoso, coraggioso, il bambino sceglierà la via migliore.

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I bambini amano tanto le fiabe perchè esse si conformano perfettamente al loro modo di pensare e rispondono molto bene al loro bisogno del magico, del favoloso. In quale altro modo infatti potrebbero avere risposta le molteplici e complesse domande che essi si pongono? Chi sono? Com’è il mondo in cui vivo? Come sarà il mio futuro? Ci sarà qualcuno che mi proteggerà sempre? Chi ha fatto il mondo? Come finisce la vita?… Quasi fino all’adolescenza è molto vago il senso del rapporto causa-effetto e le spiegazioni razionali che noi possiamo fornire ai bambini, essi non sono in grado di comprenderle. Magari le apprendono e imparano anche a ripeterle, ma non le capiscono veramente perchè incapaci di astrarre e quindi non servono a nulla, anche se noi facciamo bene a fornirgliele ugualamente. Nel loro intimo, magari senza rivelarlo a nessuno, i bambini continueranno per molto tempo a conservare le loro spiegazioni magiche e l’adulto, con la sua razionalità, non potrà intaccarle. Del resto fa parte della storia dell’umanità: all’inizio gli uomini si affidavano a spiegazioni non scientifiche, ma magiche dei fenomeni, che scaturivano dal bisogno di interpretare il mondo per sentirsi più sicuri, dall’incapacità di arrivare a spiegazioni razionali.

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Molte fiabe, come i miti del resto, sono diffuse con poche variazioni in molte culture diverse e lontane le une dalle altre. Questo perchè l’uomo proietta i suoi bisogni, le sue emozioni in questi tentativi di spiegazione e i bisogni sono pressochè universali: il bisogno di sicurezza in primo luogo. Con gran difficoltà, e solo quanso si è sentita più sicura grazie al progresso in tutti i campi, l’umanità ha accettato le spiegazioni scientifiche dei fenomeni. Allo stesso modo il bambino; finchè è piccolo può essergli più utile pensare che per ogni cattiva strega che lo minaccia c’è una buona fata che lo protegge (Cenerentola, La bella addormentata nel bosco) o che a volte un individuo piccolissimo può vincere un gigante (Il Gatto con gli stivali, Jack l’ammazzagiganti). Infine la fiaba dà forma ai mostri che già popolano la fantasia del bambino, ma il lieto fine li rassicura che i mostri non prevarranno e il bene trionferà.

favole-per-i-bambiniSecondo B.Bettelheim la narrazione di una fiaba dovrebbe essere “un’esperienza condivisa di godimento”. Per questo è molto meglio raccontarla piuttosto che leggerla. Il racconto consente maggior partecipazione, maggior condivisione emotiva fra adulto e bambino. La fiaba nasce proprio da una tradizione orale per cui ciascun narratore modifica inevitabilmente ogni volta il racconto con la sua partecipazione ed esso si arricchisce via via di significati emotivi. Le fiabe in fondo le reinventano ogni volta insieme narratore e ascoltatore come ben sapevano le vecchie e sagge nonne della tradizione che raccoglievano attorno al caminetto i nipotini. Inutile è invece narrare fiabe allo scopo di insegnare qualcosa al bambino o spiegargliene il significato; si rovinerebbe inevitabilmente la loro funzione di godimento e di conforto.

Anche le immagini dei libri che rappresentano le situazioni e i personaggi delle fiabe, secondo alcune ricerche, sarebbero limitanti per la fantasia del bambino, in quanto non gli consentono di immaginare liberamente. A partire da quattro o cinque anni, in età in cui la fiaba inizia ad essere veramente intesa dal bambino, egli comincerà a desiderare la ripetizione di una in particolare. Sarà probabilmente quella che meglio affronta il suo problema di crescita del momento particolare che sta vivendo. La vorrà ascoltare e le-favole-per-bambiniriascoltare, a volte arrabbiandosi se per caso introduciamo qualche variazione nel racconto, a volte, invece, accogliendo di buon grado cambiamenti, integrazioni o introducendone lui stesso. Anche se noi capissimo perfettamente perchè il nostro bambino è interessato proprio a quella fiaba, faremmo bene a non parlargliene. La fiaba infatti è utile perchè parla al suo inconscio, lui non sa perchè è interessato a quella in particolare, e se ne rendiamo coscienti i significati ne eliminiamo la principale funzione. Quando l’avrà assimilata ed elaborata a sufficienza passerà spontaneamente ad un’altra per ritornare magari in seguito alla prima e affrontare significati diversi, da altre angolature: il significato di una fiaba non è lo stesso per due bambini diversi e non è nemmeno lo stesso per un medesimo bambino in due momenti diversi. Un’ultima considerazione: raramente i bambini appaiono spaventati dalle fiabe e chiedono se draghi, lupi, maghi cattivi o boschi stregati esistono nella realtà. In questi casi sarà untile una rassicurazione dei genitori, ma in genere i bambini capiscono da soli che le fiabe si collocano in un altro tempo e in un altro mondo. Molto presto arrivano a capire che con il “C’era una volta” si inizia un viaggio nel “Mondo Incantato”, viaggio che avrà termine con il ritorno dei personaggi alla normale realtà nella quale in genere “vissero tutti felici e contenti per molti e molti anni”.

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FONTE DELLE IMMAGINI:
la rete 🙂

di Monia De Tommaso

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