I benefici di dormire sul fianco sinistro

Su quale lato del corpo preferite dormire? Forse non sapete che dormire sul lato sinistro potrebbe essere una nuova fonte di benefici per la vostra salute. Ecco perché dovremmo provare a dormire sul lato sinistro.
In base all’Ayurveda, il lato sinistro del corpo è completamente diverso dal lato destro e enfatizzare l’abitudine di dormire sul lato sinistro ha degli effetti positivi sia sulla salute che sulla longevità.

Secondo l’Ayurveda, l’antica medicina tradizionale indiana, dormire sul lato sinistro facilita il drenaggio linfatico, migliora la circolazione del sangue verso il cuore e favorisce l’eliminazione delle tossine, incoraggia una digestione corretta ed è benefico per il flusso della bile. L’Ayurveda sostiene che l’eliminazione delle tossine avviene in modo più efficace coinvolgendo il sistema linfatico sul lato sinistro del corpo. Il sistema linfatico è fondamentale per disintossicare il nostro organismo e dormire sul lato sinistro può favorire proprio il suo corretto funzionamento.
Inoltre, dormire e riposare sdraiati sul fianco sinistro faciliterebbe un migliore passaggio degli scarti della digestione attraverso l’intestino, in particolare verso il colon discendente. Al mattino per il corpo sarà più semplice occuparsi del vero e proprio processo di eliminazione.

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Un organo molto importante di cui forse a volte ci dimentichiamo si trova proprio sul lato sinistro del corpo. Si tratta della milza. La milza fa parte del sistema linfatico è svolge il compito di filtrare il sangue. Il suo lavoro è facilitato dalla gravità quando siamo sdraiati sul fianco sinistro.
E per quanto riguarda la digestione? Al di là del vero e proprio riposo notturno, l’Ayurveda suggerisce di sdraiarsi sul fianco sinistro per 10 minuti dopo i pasti per aiutare il corpo a digerire correttamente il cibo. In questo modo infatti lo stomaco e il pancreas sarebbero nella posizione ideale per digerire.

I benefici del riposo sul lato sinistro del corpo non riguardano soltanto quanto sottolineato dall’Ayurveda. La Nemours Foundation, ad esempio, sottolinea che dormire sul fianco sinistro è molto utile in gravidanza.
In particolare, dormire sul fianco sinistro in gravidanza è benefico per la circolazione, fa in modo che l’utero non provochi troppa pressione sul fegato, migliora il flusso del sangue verso l’utero e i reni e dà sollievo alla schiena alleviando i dolori.

Dormire sul lato sinistro del corpo può contribuire a prevenire i bruciori di stomaco e aiutare chi russa quando di solito è sdraiato sulla schiena a respirare meglio. Anche i dolori al collo e il mal di schiena possono riguardare il modo in cui si dorme. Sul fianco di solito ci troviamo in una posizione più naturale ma dobbiamo anche saper scegliere un cuscino adatto e il materasso giusto. Dobbiamo comunque ricordare che, anche se ci addormentiamo sul fianco sinistro, di notte tendiamo normalmente a girarci e a cambiare posizione. Se il vostro medico – ad esempio il ginecologo – vi ha raccomandato di dormire sul lato sinistro per motivi di salute, chiedete direttamente a lui dei consigli ulteriori per mantenere comodamente questa posizione.

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Tuttavia, non sempre si suggerisce di dormire sul lato sinistro del corpo. Il medico in alcuni casi e in specifiche condizioni di salute potrebbe raccomandare di dormire sul fianco destro, con particolare riferimento alle persone che hanno avuto un infarto e ai problemi cardiaci. Ad esempio, dormire sul lato destro potrebbe ridurre la frequenza cardiaca e la pressione del sangue, mentre dormire sul fianco sinistro potrebbe avere un effetto negativo sull’attività del sistema nervoso simpatico, che si occupa proprio di regolare battito cardiaco e pressione sanguigna.
Inoltre, il cuore potrebbe trovarsi in una posizione migliore proprio quando siamo sdraiati sul fianco destro. Si tratta in ogni caso di un argomento che la scienza dovrà approfondire.

Concludendo, ognuno sceglierà la posizione in cui dormire a seconda delle proprie condizioni di salute. Se ci si trova in un periodo particolare – ad esempio durante la gravidanza o in convalescenza dopo un infarto – è importantissimo seguire i consigli di un esperto riguardo la posizione migliore da mantenere durante il sonno.
Infine, alcune persone potrebbero trovare molto scomodo dormire sul lato sinistro e preferire la posizione supina o sul fianco destro. Molto può dipendere dalla propria conformazione fisica, dal tipo di cuscino e di materasso che si utilizzano e preferiscono.
Quindi a differenza di quanto si possa credere, per sentirsi ‘più leggeri’ dopo i pasti basterebbe una siesta di 10 massimo 15 minuti.

Dormire sul lato sinistro pare dunque un piccolo trucco per ritrovare subito l’energia dopo il pasto senza passare per lunghi minuti di spossatezza.
Provare per credere!

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di Monia De Tommaso

Rimuovere il make-up: cose da sapere

Se pensate che un detergente viso sia esattamente la stessa cosa dello struccante, beh ripensateci. Lo struccante è progettato per rimuovere specificamente i cosmetici colorati, tra le quali le formule impermeabili più ostili come quelle adoperate agli occhi (pensate agli eyeliner o mascara).
Ricordo che struccarsi è un’operazione che dovrebbe essere fatta prima che la pelle venga realmente pulita prima della notte. Per saperne di più circa l’importanza di questo passaggio essenziale, continuate a leggere.

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Perché avete bisogno di struccarvi? Quando si purifica la pelle, con lo sfregamento potete eliminare lo sporco che si è posato sulla cute durante tutta la giornata e potete rimuovere il trucco che si è oramai ossidato. Al fine di prendersi cura di un colorito di pelle sano, è fondamentale rimuovere il trucco che ne intasa pori ancor prima di purificare la pelle. Assicurarsi che ogni traccia di trucco sia stata rimossa significa avere una pelle più chiara, senza sblocchi, e avere i propri occhi meno gonfi e scoloriti.

Per la pelle grassa: solitamente gli oli sono un ottimo ingrediente per la rimozione di trucco, tuttavia, chi ha la pelle grassa può provare un’acqua detergente, o acqua micellare, per rimuovere il trucco senza aggiungere untuosità.

Per le pelli miste: struccanti a base di olio o di olio detergente sarebbe una grande opzione per i tipi di pelle mista. Inoltre, gli oli presenti nell’olio detergente potrebbe effettivamente aiutare a bilanciare la zona T del vostro viso.

Per la pelle secca: la cosa migliore per queste pelli è un olio detergente o balsamo, che rimuova il trucco e pulisca la pelle senza privare l’epidermide dei suoi oli essenziali. Inoltre, questi prodotti generalmente sono ottimi detergenti e struccanti, due in uno.

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Consigli e suggerimenti:

  • L’acqua micellare è l’ideale per le pelli sensibili.
  • Gli struccanti a base di olio includono anche ingredienti a base d’acqua, che quindi restano separati da quelli oliosi. Assicuratevi dunque di agitare il flacone prima dell’uso.
  • Gli struccanti specifici per togliere il trucco intorno agli occhi sono progettati particolarmente per l’uso intorno alla zona degli occhi sensibili. Essi possono rimuovere i mascara waterproof senza alcuna irritazione.
  • Avete bisogno di struccarvi durante i viaggi, una permanenza fuori casa, in palestra? Le salviettine struccanti sono un’invenzione davvero utile che potrebbe fare al caso vostro.
  • Per rimuovere il trucco, l’uso del batuffolo di cotone imbevuto con balsami e oli detergenti, resta la soluzione migliore per struccarsi in modo efficace e delicato.

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http://www.cosmopolitan.it/bellezza/suggerimenti/a110218/come-rimuovere-il-make-up-senza-struccante/
e la rete 🙂

di Monia De Tommaso

L’attività fisica e il fumo

Il fumo della sigaretta nuoce a tutti e a maggior ragione a chi pratica sport e deve avere la massima efficienza fisica; ma proprio lo sport può aiutare chi intende smettere di fumare.

Ogni volta che si fuma una sigaretta, il corpo subisce l’assalto di una grande quantità di radicali liberi, ossia di sostanze molto reattive che danneggiano le strutture di molte cellule e che provocano l’invecchiamento dei tessuti e dell’organismo intero. Il fumo contiene inoltre varie centinaia di sostanze diverse; alcune di queste sono molto pericolose per la salute. La nicotina, oltre a rendere più probabile l’ulcera allo stomaco e al duodeno, fa aumentare il colesterolo nel sangue, determina la messa in circolo di grandi quantità di colamine, favorisce il restringimento delle arterie e la formazione di trombi dentro ai vasi sanguigni; tutti questi fattori innalzano sensibilmente il rischio di malattie del cuore e della circolazione.

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Gli idrocarburi policiclici insaturi, quali il benzopirene e il benzatracene possono provocare il cancro ai polmoni. L’ossido di carbonio, entrando nel sangue, si lega all’emoglobina e impedisce che essa trasporti l’ossigeno; ci sono motivi per ritenere che tale gas sia dannoso anche per il cuore. Alcune sostanze irritanti, fra le quali l’acreolina, danneggiano le mucose delle vie aeree e possono essere la causa di bronchiti e di enfisema polmonare. Alcune di queste sostanze, per esempio gli idrocarburi policiclici, determinano i loro danni a lunghissima scadenza (ossia dopo decenni); altre, come gli irritanti, a medio termine (mesi o anni), altre ancora, per esempio l’ossido di carbonio, hanno un’azione immediata, ma che dura soltanto poche ore.

Si possono combattere alcuni degli effetti negativi del fumo se si mangiano d’abitudine alimenti ricchi di viatmina C, vitamina E, di betacarotene (il precursore della vitamina A) e di altre sostanze antiossidanti, ossia se si consuma tanta frutta e tanta verdura, così come se si ha l’abitudine di prendere compresse di vitamina C. Ma certamente si elimina soltanto una parte dei danni della sigaretta e non tutti. È per questo motivo che, in ogni caso, si ricavano vantaggi notevoli per la salute se si abbandona il fumo.

attività-fisica-e-sigarette (1)La pratica dell’attività fisica (meglio di quella continua, come il camminare a passo svelto, il correre o il pedalare) può aiutare nel corso di quella fase molto delicata in cui si abbandona il vizio del fumo. I tipi di aiuto che derivano dallo sport sono di vario tipo. Spesso se si fa movimento si ha la prova tangibile immediata del fatto che il tabacco fa male, dal momento che per molti basta aver fumato nell’ora precedente per provare difficoltà di respiro; nelle decine di minuti successive all’attività sportiva, inoltre, non si sente il desiderio di fumare; l’una e l’altra cosa fanno spesso rimanere per alcune ore senza toccare la sigaretta e fanno rendere conto che non si è schiavi di essa. Se, inoltre, in concomitanza con l’abbandono del fumo ci si mette a fare un’attività che aiuta a controllare il peso corporeo, si ha meno paura di ingrassare. Ma la ragione principale per la quale risulta più facile smettere di fumare se ci si mette a camminare, a correre o a pedalare, è probabilmente legata al fatto che queste attività favoriscono la formazionenel nostro organismo di endorfine, sostanze che agiscono su alcune zone del cervello, determinando sensazioni di piacere; anche il tabacco (così come l’alcool e alcune droghe) può provocare la formazione di endorfine e il movimento può dunque compensare la carenza del fumo anche per questo motivo.
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Per prepararsi il meglio possibile al giorno-zero, quello nel quale si smetterà di fumare, è importante cominciare a fare attività fisica già alcune settimane prima: si deve camminare, correre lentamente, pedalare su una bicicletta da camera, da strada o da montagna, fare il vogatore o lo step, o anche altre forme di attività aerobica, all’aperto o in palestra. Nelle prime sedute si possono fare anche soltanto pochi minuti, ma poi si devono aumentare progressivamente le quantità fino ad arrivare a almeno tre ore e mezza totali la settimana, con un solo sport o con vari. Contemporaneamente si deve rendere più sana l’alimentazione, eliminando l’alcool, i grassi fritti e cotti a lungo, consumando molta frutta fin dalla prima colazione e molta verdura cruda in ogni pasto principale, e prendendo ogni giorno un grammo di vitamina C e due compresse di polivitaminici-poliminerali. Sarebbe anche utilissimo imparare una tecnica di rilassamento come il training autogeno.

FONTI DELLE IMMAGINI:
http://www.bimbisaniebelli.it/bambino/6-11-anni/fumo-lo-sport-aiuta-i-ragazzi-a-smettere-51379
http://pamela.serafini.psicologa.over-blog.it/article-un-calcio-alle-bionde-e-correre-via-combattere-il-fumo-con-l-attivita-fisica-89687055.html
http://magazinedelledonne.it/fitness/content/933226-lo-sport-aiuta-a-smettere-di-fumare

di Monia De Tommaso

Iperacusia, ipoacusia e acufeni: attenzione ai farmaci ototossici

Lo sapevate che alcuni farmaci possono danneggiare l’udito? Tali farmaci vengono chiamati ototossici e possono comportare la comparsa di acufeni (percezione continua di suoni come ronzii), iperacusia, ipoacusia e misofonia quindi calo dell’udito o sensibilità uditiva. Quello che vi riporto è un articolo sull’argomento e una lista importantissima nella quale sono elencati i farmaci ototossici. Buona lettura!

Cari lettori, oggi vogliamo pubblicare un articolo davvero importante. In rete abbiamo trovato un elenco di farmaci ototossici che vogliamo condividere con voi. Innanzi tutto: cosa sono i farmaciototossici? Per ototossicità si intende la proprietà tossica di certi farmaci e tossine nei confronti delle strutture dell’orecchio interno (in particolare delle cellule costituenti la coclea ed il vestibolo) o del nervo acustico.

Il danno tossico è solitamente accompagnato da sintomi di vertigine, di ipoacusia, di iperacusia ed acufeni (o tinnito). Nei casi più gravi, l’azione ototossica può portare a marcate perdite funzionali dell’udito, fino alla sordità completa.
Vi domanderete allora: cosa centra tutto questo con la misofonia? Ebbene, abbiamo diverse volte fatto notare come molti medici pensino che la misofonia sia un aggravamento dell’iperacusia. Dunque, se l’iperacusia può essere anche scatenanta dai farmaci, è bene sapere quali siano e quindi come…

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Lo zucchero e i sostitutivi

Lo zucchero bianco, quello che si usa in cucina o al bar, quello che viene chiamato semplicemente “zucchero”, è il saccarosio. Da anni gli vengono attribuite tante colpe; provoca la carie ai denti, provoca il diabete, fa ingrassare, fa ammalare di cuore e così via. In realtà non è che il saccarosio faccia sempre e comunque male. Il fatto è che spesso se ne consumano quantità davvero eccessive. Se, poi, l’assunzione di alcune decine di grammi di saccarosio si verifica in una sola volta, succede che, una volta che esso è stato assorbito a livello intestinale e che è arrivato nel sangue, si ha l’innalzamento della glicemia, ossia del tasso del glucosio nel sangue. questo fa si che, subito dopo, si verifichi nel sangue un altro cambiamento: si innalza il tasso dell’insulina. È proprio tale fatto che determina, a lungo andare, alcuni cambiamenti (negativi) nell’organismo. Tra l’altro viene favorito l’accumulo di grassi nell’organismo e l’aumento di del tasso del colesterolo nel sangue. E’ per questo motivo che da anni si cerca di sostituire il saccarosio con altri zuccheri o con dei dolcificanti naturali o di sintesi, come questi:diversi-tipi-di-zucchero

  • Lo zucchero integrale di canna: nei bar, in sostituzione dello zucchero bianco, si trova spesso quello scuro. Invece che dalla barbabietola, esso è derivato dalla canna, non è stato purificato e contiene piccole quantità di altri nutrienti. Il normale zucchero da cucina, invece, è puro al 99,8% e, come si suole dire, apporta “calorie nude”, ossia circa 4 Kcal per ciascun grammo e null’altro che possa servire all’organismo (a differenza di tutti gli altri cibi che contengono anche quantità più o meno piccole di minerali e vitamine).
  • Il fruttosio: è un dolcificante naturale. Come infatti dice il suo nome, è contenuto nella frutta. Ha il notevole vantaggio di non provocare né l’innalzamento del tasso del glucosio nel sangue né quello dell’insulina, se non quando venga assunto in quantitativi molto elevati in una sola volta. Ha l’identico sapore dello zucchero. È lo zucchero più consigliabile per gli sportivi. Viene normalmente venduto nei supermercati.zucchero-fruttosio
  • Il lattosio: è lo zucchero contenuto nel latte. È un disaccaride, ossia formato da due piccole molecole legate l’une all’altra, una di glucosio e una di galattosio. Mentre tutti i lattanti posseggono gli enzimi digestivi capaci di scindere tale zucchero nelle sue componenti elementari, molti degli individui oltre i 30 anni ne sono carenti. È per questo che un gran numero di adulti non può digerire il latte.
  • Altri dolcificanti naturali: il sorbitolo e lo xilitolo sono sostanze che si trovano in molti frutti. Non sono molto dolci ma vengono egualmente usati, spesso in combinazione con altre sostanze, per alcuni prodotti.
  • I dolcificanti di sintesi: il più antico è la saccarina, scoperto fin dal 1979, ha un potere dolcificante di circa 400 volte superiore a quello dello zucchero. Viene usato soprattutto dai diabetici, in minuscole compresse. Ha un retrogusto amaro e metallico; è sconsigliabile in gravidanza e a dosaggi superiori a 150 mg al giorno. Il ciclammato ha un potere dolcificante di 30-50 volte superiore a quello dello zucchero e non ha retrogusti di alcun tipo. In molti paesi è stato bandito perché si sospettava che nell’intestino i batteri potessero trasformarlo in una sostanza cancerogena. Pare che fino a 70 milligrammi al giorno sia innocuo. Anche l’acesulfame K è stato accusato di provocare tumori, ma, secondo alcuni studiosi, è del tutto sicuro per dosaggi quotidiani inferiori a 65 mg. L’aspartame dolcifica 200 volte più del saccarosio, ma a caldo non è stabile e viene usato soprattutto per le bibite gasate ipocaloriche e per i chewing-gum.

Detto questo, lo zucchero male non fa se scelto quello giusto, assunto nelle dosi giuste!
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http://www.bellasavvy.net/archives/60897
http://www.lacucinaitaliana.it/news/salute-e-nutrizione/zucchero-fa-male/
http://www.albanesi.it/alimentazione/fruttosio.htm

di Monia De Tommaso

I vegetariani e lo sport

La dieta vegetariana, come ormai tutti sanno, è quella che esclude tutte le carni (quindi anche i prodotti della pesca) ma anche che ammette, oltre ai cibi di origine vegetale, anche le uova, il latte e i derivati del latte (formaggi, yogurt, burro). La dieta vegetaliana invece, o più conosciuta come vegana, esclude anche i più stretti derivati animali come uova, latte e latticini.

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Alcuni atleti hanno potuto eccellere nelle loro discipline pur non consumando mai carni di alcun tipo. È però importante che lo sportivo sappia che, se vuole diventare vegetariano, non può semplicemente togliere le carni da quello che mangiava fino a quel giorno senza apportare alcun cambiamento qualitativo all’alimentazione. Egli deve anche preoccuparsi di apportare sostanziali modificazioni alla sua dieta, utilizzando di frequente alcuni cibi e ricorrendo a particolari combinazioni alimentari, come quella fra legumi e cereali. Soltanto così potrà garantirsi di non avere carenze nutritive di alcun tipo.
vegetariani-e-sportLe carni apportano in genere dal 15 al 20% di proteine di elevato valore biologico. Non soltanto esse, comunque, contengono proteine ma anche altri cibi. Quelle delle uova, del latte e del formaggio sono senza dubbio proteine di elevato valore biologico. I vegetariani, dunque, dovrebbero consumare tali cibi fin dalla prima colazione, eventualmente facendo attenzione a non apportare troppi grassi all’organismo. Essi, perciò, dovrebbero talvolta dare la preferenza a latte scremato, yogurt magro, formaggi “light” e uova preparate senza grassi aggiunti. I legumi (piselli, fagioli, lenticchie, ceci, soia) apportano discrete quantità di proteine. Esse sono però di valore biologico inferiore a quello delle carni per il fatto che sono carenti di alcuni aminoacidi essenziali.
È bene, quindi, consumare nello stesso pasto anche cereali (pane, pasta, riso, mais) dal momento che questi cibi abbondano proprio di alcuni aminoacidi essenziali che, al contrario, sono carenti nei legumi e, viceversa, sono poveri aminoacidi di cui sono invece ricchi di legumi.

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Il ferro delle carni si chiama “ferro-eme” ed è assai più facilmente assorbibile di quello dei cibi di origine vegetale (“ferro-non-eme”), di solito assimilato a livello intestinale per non più del 2%. Questo è un grosso problema per gli atleti che si allenano intensamente (e ancora maggiormente per le atlete che già una volta al mese, con il ciclo mestruale, perdono una discreta quantità di sangue e quindi di ferro), dal momento che rischiano spesso l’anemia, ossia la diminuzione nel sangue della concentrazione del numero dei globuli rossi e/o dell’emoglobina. L’anemia dell’atleta si verifica di solito per il fatto che gli sportivi che ne sono affetti assimilano assai meno ferro di quanto ne perdono. Diventa perciò importante che, in ogni pasto principale, gli sportivi vegetariani consumino discrete quantità di cibi apportatori di ferro come i legumi, gli ortaggi a foglia (il radicchio rosso, gli spinaci), i cereali integrali e la frutta oleosa (mandorle, pinoli, ecc.). è invece bene che, nella maggior parte dei casi, assieme a questi cibi, non assumano bevande che rendono meno assorbibile il ferro, ossia il tè, il caffè, il vino rosso e il latte. La vitamina C e i cibi che ne sono ricchi (a partire dagli agrumi), al contrario, favoriscono l’assimilazione del ferro. Anche il lievito di birra è un apportatore di discrete quantità di ferro e, considerando anche la sua ricchezza in varie vitamine, può essere molto utile ai vegetariani.

Vediamo ora alcuni consigli per lo sportivo vegetariano:

  • È bene che la prima colazione inizi con una spremuta di agrumi (o con agrumi mangiati a fette) o con vitamina C, e che comprenda latte o yogurt e cereali integrali (sotto forma di formelle di frumento o di muesli). Si può anche prendere un uovo bollito.
  • È bene che gli spuntini di metà mattina e di metà pomeriggio siano costituiti da frutta (nella stagione invernale è meglio dare preferenza agli grumi), oppure da yogurt o latte.
  • In almeno uno dei due pasti principali della giornata è necessario che siano compresi legumi (piselli, fagioli, lenticchie, ceci, soia) e contemporaneamente cereali. Alcuni piatti tradizionali, come pasta e fagioli o riso e piselli, sostituiscono efficacemente la carne. l’altro pasto principale, invece, dovrebbe contenere formaggio o uova.
  • In tutti i pasti principali deve essere incluso un piatto (abbondante) di verdura mista.
  • È consigliato integrare l’alimentazione con la vitamina C. È molto utile fare periodicamente esami del sangue per assicurarsi di non essere anemico o di non avere qualche altro problema derivato dal carenze alimentari.

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http://www.vomeromagazine.net/diventare-vegetariani-una-moda-la-scelta-giusta/
http://www.viversano.net/salute/benessere/alimentazione-vegetariana-e-sport-cosa-e-come-mangiare/
http://www.dieta-personalizzata.it/consigli-per-atleti-vegetariani-e-vegani/

di Monia De Tommaso

 

Calcola il tuo peso ideale!

Oggi, nei paesi industrializzati, è molto alta la percentuale degli individui con un peso corporeo superiore a quello normale. La disponibilità dei cibi di tutti i tipi e la scarsa attività fisica fanno sì che un gran numero di persone tenda ad accumulare grasso in eccesso fin dai primi anni di vita. Coloro che sono in sovrappeso o, a maggior ragione, coloro che sono obesi vanno assai più facilmente incontro a molte malattie, per esempio quelle del cuore e del circolo, il diabete, l’alta pressione del sangue e così via.

calcolo-peso-idealeLe tabelle che indicano qual è il peso ideale di una persona (per esempio quelle che vengono riportate nei giornali femminili) non sempre costituiscono il mezzo migliore per determinare quello che dovrebbe essere il peso corporeo cui fare riferimento. Altrettanto si può dire delle formule, quali quelle indicate nella nostra tabella. Specie quando si pratica sport a livello agonistico è il caso di ricorrere a sistemi che indichino con maggiore precisione l’entità esatta del grasso corporeo. Uno di questi è la plicometria, ossia la misurazione, attraverso il “plicometro” (uno speciale calibro) dello spessore delle pieghe (“pliche”) della pelle in punti ben precisi del corpo. Lo spessore della pelle, infatti, aumenta quando un individuo ingrassa, mentre si assottiglia quando dimagrisce e, in base a formule messe a punto da vari studiosi, è possibile risalire con buona precisione alla percentuale del tessuto grasso. ancora oggi c’è chi confonde il dimagrimento vero e proprio con la perdita di peso corporeo ottenuta attraverso altre vie.

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C’è chi, per esempio, va d’estate a pedalare o a correre nelle ore più calde della giornata indossando abiti pesanti o tute impermeabili: costui è convinto che quanto più è calato di peso dopo quello sforzo, tanto maggiormente è dimagrito. In realtà ha soltanto perso acqua e sali e dovrà restituire l’una e gli altri al più presto all’organismo per non incorrere in disturbi di vario tipo. Alcuni fanno saune o addirittura assumono quei farmaci (i diuretici) che fanno aumentare la produzione di urina, ma anche costoro ottengono soltanto di disidratarsi, ossia di perdere acqua. Dimagrire, invece, significa una cosa soltanto: perdere grasso. la grande maggioranza del grasso del corpo è contenuta in speciali cellule, gli adipociti. Questi aumentano di volume nell’individuo che ingrassa, mentre si “sgonfiano” in quello che dimagrisce. Si tenga però presente che gli adipociti hanno una scarsissima tendenza a cedere il grasso. per ottenere ciò, è importante abbinare una diminuzione delle calorie introdotte con i cibi e le bevande a un aumento delle spese, aggiungendo attività fisica a quella che si fa normalmente.
Prima di proporre le formule va ricordato che il peso corporeo di un individuo è influenzato da numerosi fattori:

  • statura
  • costituzione (che può essere longilinea, normolinea o brevilinea)
  • età (il peso ideale dovrebbe ridursi gradualmente dopo i 40 anni a causa dell’inevitabile riduzione delle masse ossee e muscolari, tuttavia tale calo viene ampiamente compensato dall’aumento dei pannicoli adiposi)
  • composizione corporea (rapporto tra massa magra e massa grassa)
  • sesso (il corpo femminile è più ricco di tessuto adiposo e più povero di massa muscolare)
  • stato di salute (osteoporosi, edemis, disfunzioni tiroideee ecc.).

La costituzione corporea può essere calcolata misurando la circonferenza del polso destro alla base della mano ed inserendo tale dato nella seguente equazione:

Morfologia = statura (cm)/circonferenza polso (cm)

Un peso corporeo superiore agli standard non è quindi necessariamente sinonimo di obesità . Pensiamo ad esempio ai rugbysti o ad altri atleti impegnati in discipline che richiedono un grosso sviluppo muscolare. Lo stesso discorso vale per soggetti con una struttura scheletrica imponente che, a parità di altezza, non possono certo avere lo stesso peso forma di un fantino.
Ora, riporterò diverse formule, elaborate da cinque autori diversi per il calcolo del peso corporeo ideale. P (peso), è espresso in chilogrammi: in tutte le formule esso è in funzione della statura o altezza S, espressa in centimetri. Nella formula di Berthean si tiene conto anche dell’età: E, espressa in anni. Le prime tre formule sono valide per i soggetti adulti di sesso maschile, le due formule intermedie valgono per entrambi i sessi. Le ultime due soltanto per le donne. Come si può constatare, nel calcolo del “peso ideale” esistono differenze anche notevoli quando si ricorra a una formula piuttosto che ad un’altra. Formule per calcolare il “peso ideale”:

FORMULA DI LORENTS : ideale per uomini P=S-100 – (S-150)/4
ideale per donne P=S – 100 – (S-150)/2

FORMULA DI BROCA :      ideale per uomini P = S – 100
ideale per donne P= S – 104

FORMULA DI WAN DER VAEL : ideale per uomini P = 50 + (S – 150) x 0,75
ideale per donne P = 50 + (S – 150) x 0,6

FORMULA DI BERTHEAN : P = 0,8 x (S – 100) + (E/2)    ideale per uomini e donne

FORMULA DI PERRAULT :   P = S – 100 + E/10 x 0,9       ideale per uomini e donne

FORMULA DI TRAVIA
:                    ideale per uomini P= (1,012 x S) – 107,5
ideale per donne P = (0,672 x S) – 50,95

FORMULA DI KEYS : ideale per uomini P = (altezza in m)^2 x 22,1
ideale per donne P = (altezza in m)^2 x 20,6

Ora che vi ho illustrato le formule più importanti per misurare il proprio peso, c’è da dire che alcuni medici o specialisti tendono a preferire più alcune piuttosto che altre. Vi riporto il link di un sito specializzato sul benessere fisico nel quale, con pochi click, potete ottenere il vostro “peso ideale” con l’uso di queste formule.

Calcola il tuo peso ideale cliccando qui!

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http://www.pinkblog.it/post/314267/come-calcolare-il-peso-ideale
http://comefare.donnamoderna.com/calcolo-peso-ideale-come-fare-464.html
http://dieta.pourfemme.it/s/peso-ideale/

di Monia De Tommaso

Le fibre alimentari: indispensabili per la nostra salute

Le fibre alimentari si ritrovano nei cibi come la frutta, gli ortaggi, i legumi, i cereali e i derivati dei cereali stessi. Fra un tipo di fibra e l’altro ci sono differenze anche sensibili. Esse possono essere suddivise in:

FIBRE INSOLUBILI: la più comune è la cellulosa che si trova in tutti i tipi di frutta e di verdura. Ci sono poi la emicellulosa e la lignina;

FIBRE SOLUBILI: la pectina si trova in vari tipi di frutta (è particolarmente abbondante nella mela cotogna e negli agrumi), mentre altre, come il glucomannano e il galattomannano, pur trovandosi soltanto in certi vegetali, hanno caratteristiche particolari che le rendono estremamente interessanti.

Le fibre alimentari attraversano tutto l’intestino senza venire digerite e si ritrovano come tali nelle feci, ma non per questo sono inutili. La carenza di esse causa un gran numero di problemi e non soltanto il più conosciuto, quello della stitichezza. Tuttavia le diverse fibre hanno effetti differenti sull’organismo. Quelle insolubili, per esempio, sono soprattutto utili nel tenere efficiente l’intestino. Le fibre solubili, invece, lo sono in particolare per far sì che non vengano assorbite tutte assieme ma che, anzi, vengano assimilate in tempi lunghi le molecole elementari che si liberano nell’intestino dopo che i cibi sono stati digeriti. Questo fatto è molto positivo perché consente, per esempio, di evitare le brusche variazioni della glicemia (livello del glucosio nel sangue).

fibre-alimentari-per-il-benessere-intestinale
Tutte le fibre, inoltre, sono vantaggiose quando si vuole dimagrire. I motivi sono vari: obbligano a masticare a lungo i cibi che le contengono; danno più facilmente senso di pienezza nello stomaco (alcune fibre solubili, in particolare, quando arrivano nello stomaco aumentano il loro volume anche di 200 volte); nell’intestino tendono a rallentare i processi digestivi e questo, assieme al fatto, del quale si è già detto, del rallentamento nell’assorbimento dei nutrienti, fa sì che, a parità dei nutrienti consumati, l’insorgere della fame si verifichi più tardi. Alcune fibre legano e portano nelle feci una certa quantità di grassi, in particolare di colesterolo. Quest’ultimo fatto è importante soprattutto per chi vuole ridurre il livello di tale sostanza grassa nel sangue.
Per la piena efficienza fisica è senza dubbio utile consumare abitualmente una buona quantità di fibre. È perciò consigliabile:

  • già nella prima colazione, includere cibi ricchi di fibre, come cereali integrale o muesli (una miscela di cereali, uvette e frutta secca);
  • a ogni pasto principale consumare ortaggi (insalate di vario tipo, spinaci, sedano, cavolo, finocchi) o legumi (piselli, fagioli, lenticchie, ceci);
  •  consumare abitualmente frutta secca, per esempio negli spuntini di metà mattina e di metà pomeriggio.

Il consumo di fibre come tali (in particolare sotto forma di crusca) può essere preso in considerazione da chi di solito non mangia ortaggi, legumi e frutta o ne mangia in scarsa quantità.
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Contenuto di fibre alimentari in vari alimenti.
In ogni 100 grammi di alimenti qui indicati sono contenuti approssimativamente queste quantità di fibre:

CEREALI E DERIVATI:
pane integrale e crackers con crusca: da 6 a 7 gr.
pane bianco e crackers senza grassi: 3 gr.
riso, crusca e pasta cruda: da 2,5 a 3 gr.
pasta cotta: 1,5 gr.
riso bollito: 1 gr.

LEGUMI E ORTAGGI BOLLITI:
carciofi: da 6 a 8 gr.
ceci cotti: 10 gr.
broccoli, carote, fagiolini e melanzane: da 3 a 3,5 gr.
asparagi, cavolfiori, cavoli e spinaci: da 2 a 2,5 gr.
cipolle, patate e zucchine: da 1,5 a 2 gr.

ORTAGGI CRUDI:
carote, cicoria, radicchio e verze: da 3 a 3,5 gr.
cavoli, finocchi, peperoni e sedano: da 2 a 2,5 gr.
cetrioli, cipolle, lattuga, pomodori e ravanelli: da 1 a 1,5 gr.

FRUTTA:
mele cotogne: 6 gr.
kiwi e pere: da 3 a 3,5 gr.
fichi e pesche: da 2 a 2,5 gr.
albicocche, arance, banane, ciliegie, fragole, mandarini, pompelmi, prugne e uva: da 1,5 a 2 gr.
anguria e melone: da 0,5 a 1 gr.

Vediamo ora la quantità di fibre presenti nelle bevande più diffuse:
fibre-alimentari-nelle-bevandeInsomma, il messaggio è chiaro: non sottovalutate le fibre ma anzi fate in modo di inserirle quanto più potete nella vostra dieta. Tempo fa conobbi il figlio di un medico che mi disse:

Ho chiesto cosa mangiare a mio padre per dimagrire e lui mi ha detto di stare attento alle cose dolci e ai grassi. Però poi ha aggiunto: “Carote e finocchi a volonté!”

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FONTI DELLE IMMAGINI:
http://www.improntaunika.it/2015/01/incrementare-le-fibre-nellalimentazione-riduce-il-rischio-di-morte-prematura/
http://www.dietaelinea.it/fibre-alimentari-facciamo-un-po-di-chiarezza/
http://institut-cafeologie.com/it/fibre-dietetiche-solubili/
http://www.donnaclick.it/salute-donna/62953/le-fibre-alimentari-un-toccasana-per-il-benessere-intestinale/

di Monia De Tommaso

Rilassamento Muscolare Progressivo

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Il Rilassamento Muscolare Progressivo (PMR – Progressive Muscle Relaxation) è un addestramento avente come obiettivo quello di ridurre la tensione muscolare e altre manifestazioni somatiche che accompagnano l’ansia. Tutto il training si basa sull’alternanza della contrazione/rilasciamento di tutti i distretti muscolari al fine di ottenere un rilassamento globale che interessi tutto il corpo. L’attenzione viene posta in particolar modo sui momenti di decontrazione allo scopo di distinguere gli stati di tensione presenti nelle nostre vite quotidiane e di cui generalmente non siamo consapevoli.

Per far in modo che l’ allenamento funzioni occorre tale abilità sia praticata diverse volte per impararla bene. Inoltre sarebbe opportuno eseguire questo tipo di rilassamento per 10-14 giorni, prima di decidere se funziona su se stessi. Una volta imparata questa abilità, si potranno rilassare i muscoli quando si sentirà un suono di attivazione.
Una volta inserita questa tecnica nella routine, si può fare il…

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La respirazione addominale per migliorare le reazioni di panico

La respirazione addominale, nota anche come diaframmatica o respirazione Hara, è una tecnica collaudata per migliorare le reazioni di panico ed è stata riscontrata la sua efficacia anche in pazienti misofonici. Praticato per soli dieci minuti al giorno, è associata ai benefici per la salute, come l’aumento di energia! Respirare con il diaframma (il muscolo tra il petto e lo stomaco) permette di far entrare più ossigeno nel corpo. Fate attenzione a non esagerare (cioè respirare troppo in fretta o troppo a lungo) perché ci si potrebbe sentire un po’ storditi. Per ulteriori informazioni sulla respirazione addominale potete consultare le seguenti pagine internet:

respirazione-addominale (3)
1. Respirazione diaframmatica: come respirare bene, esercizi e benefici. Come sappiamo, il respiro riflette il nostro stato fisico ed emotivo. Per esempio, una persona che si trova in uno stato di stress (clicca qui per scoprire come combatterlo) molto alto tende ad avere una…

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