Storia del costume da bagno [parte II]

Nella prima parte di questo articolo abbiamo visto come da un castissimo abbigliamento da spiaggia si era passato al all’antenato più vicino del nostro costume da bagno. Proseguiamo dunque con la prima metà del Novecento. Gli esperti di moda dell’epoca raccomandavano fatture che non infagottassero la figura, realizzate con tessuti di ottima qualità, in genere lana blu, nera, bianca o rossa, e gli eventuali decori. La lana continuava a essere preferita rispetto al cotone in quanto, essendo più pesante, una volta bagnata non aderiva al corpo e non diventava trasparente.

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Negli anni Dieci, per il nuoto fecero la loro comparsa le prime cuffie da bagno sportive, simili a quelle attuali. Si diffuse l’uso della maglia per la confezione dei costumi, mentre la cintura scese sui fianchi. Nel 1920 Coco Chanel, impose la moda della donna bella solo se tutta abbronzata: finalmente la tintarella non era più condannata. Nel corso degli anni Venti molti dei vincoli legati alla moda si sciolsero. Costumi da bagno più ridotti si caricarono di nuovo significato quale espressione di una ritrovata libertà femminile.

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Costituiti da gonnelline in taffetas o shorts a metà coscia o coulottes, i nuovi costumi da bagno divennero sfiancati e aderenti e visibilmente più corti. Ricordate la nuotatrice Annette Kellermann di cui ho scritto nella prima parte di questo articolo? Ebbene, dei costumi atletici in jersey di lana sul modello di quello da lei indossato, presero il suo nome: smanicati e leggermente scollati in tondo sia davanti che sul dorso, erano disponibili in nero o in colori base, spesso con disegni geometrici tipo strisce o moderno design astratto. I cappellini di piquet bianco o le cuffie da bagno per proteggere le acconciature a  caschetto erano onnipresenti.

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Ritrovata la passione per il sole e per il mare grandi sarti e couturiers di alta moda si dettero da fare per dire la loro: furono disegnati modelli di costumi in seta e tessuti pregiati. Semplicità ed eleganza regnavano sovrane.

Alla fine degli anni Venti il pigiama divenne la novità balneare: larghi pantaloni lunghi e morbidi, portati con bluse senza maniche, cinture a fascia allacciate in vita e giacche. I capelli corti, spesso erano coperti da fazzoletti annodati dietro il capo che coprivano la fronte.

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Negli anni ’30 invece nacquero gli antenati del due pezzi: pantaloni corti legati a corpetti tramite sottili strisce di stoffa (per curiosità la prima italiana ad indossarli al mare, con grande scalpore dell’opinione pubblica e gran divertimento di Pirandello, fu l’attrice Marta Abba); fu allora che nacquero anche i lunghi accappatoi in spugna che permettevano alle bagnanti di uscire dall’acqua e coprirsi immediatamente senza dare scandalo.

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Silvio d’Amico e Marta Abba

Per il nuoto vennero proposti costumi mascolinizzati: maglia lunga in tricot a tinte scure a cui vennero abbinati calzoncini allacciati in vita da una cintura. Per la cura del sole invece si predilessero costumi in taffetas o in seta a tinte chiare. Dominavano il bianco e blu. Si trovavano spesso coordinati di giacca e borsa da spiaggia in spugna con decori marinari. In Italia esplose la moda della cintura Valaguzza, un sofisticato accessorio costituito dalla cintura in lana corredata da una fibbia capace di contenere specchietto e trousse da trucco, ed eventualmente anche le sigarette. La magica cintura consentiva alle signore veloci toilettes per rinfrescare il trucco anche in mezzo ai flutti.

Dal 1931 le idee salutiste sui benefici del sole e dei suoi raggi, fecero ridurre ulteriormente la stoffa con cui venivano confezionati i costumi da bagno e da cura del sole.
Le scollature sulla schiena si ampliarono, e dal 1932 i pantaloncini si staccarono del tutto dal corpetto. I costumi, realizzati in jersey, aderivano al corpo slanciando la figura; si diffuse la moda del pareo, da portare lungo o corto, indifferentemente.

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Dal 1937 i costumi, ormai in tessuto di seta elasticizzato, furono sempre più spesso costituiti da corti pantaloncini legati in vita e reggiseno. Le fantasie che andavano per la maggiore erano colorate stampe a fiori, mentre si diffondevano le vestaglie da portare sopra il costume: lunghe e ampie, fatte a redingote con cintura in vita.
Nel 1939 la casa di moda Jantzen lanciò il primo due pezzi “ufficiale”; il reggiseno era in realtà un bustino che copriva l’ombelico (e solo nel‘49 divenne un reggiseno vero e proprio), mentre i pantaloncini arrivavano sotto l’anca.

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Con gli anni Quaranta si assistette a una moda condizionata dalla guerra e dalla scarsa reperibilità di tessuti di buona qualità. La fantasia cercò di supplire a queste mancanze. Comparvero così vestagliette più corte, decorate con ritagli di stoffa, e ingegnose guarnizioni fai da te.

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Una grande rivoluzione arrivò nel 1946, ad opera dello stilista svizzero Louis Réard con il lancio del sarto francese Jacques Heim: a Parigi infatti, fece la sua comparsa il bikini. Nessuna modella famosa volle sfilare con quella roba svergognata, e così Rèard lo fece indossare a una ballerina-spogliarellista del Casino, Micheline Bernardini (img. in basso). La ridotta mutandina che lascia scoperto l’ombelico, provocò un autentico choc. Ci vollero anni e bagnanti audaci e coraggiose prima che il bikini entrasse nell’abbigliamento comune da spiaggia. Intanto si vedevano i primi pantaloni alla pescatora, i grandi cappelli di paglia, fusciacche e sciarpe, in una profusione di tessuti a pois, a quadrettini, ornati con spighette o sangallo.costume-da-bagno-micheline-bernardini-5-luglio-1946
Negli anni Cinquanta il costume a due pezzi era ancora considerato succinto ed il bikini era ancora bandito: spesso il suo uso in luogo pubblico veniva punito dalle forze dell’ordine per oltraggio al pudore. La moda ufficiale proponeva prendisole al ginocchio, bustini doppiopetto con gonnelline a godet. Il costume più diffuso era quello intero (magari con scollatura a cuore e sostenuti da stecche), con gonnellino stretto e aderente. A Capri si incominciarono a vendere i primi shorts, con camicette annodate al giro spalla, e pantaloni alla pescatora.

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I tessuti usati erano il rasatello e popeline, mentre le giacche a tunichetta da portare sopra i calzoncini corti erano in piquet, spesso a righe verticali che slanciavano la figura. L’eleganza storica di posti come Capri e Portofino, impose una moda semplice, ma di grande classe: bermuda al ginocchio, casacche con cappuccio, e in testa, per il bagno, turbante di spugna o cuffia di petali di gomma, di gran moda alla fine degli anni Cinquanta. I sandali erano di paglia o di pelle ma furoreggiano anche le ballerine basse. Grandi camicioni infine erano usati anche per cambiare il costume in mancanza della cabina.

costume-da-bagno-brigitte-bardotI favolosi Sessanta iniziano senza portare grandi cambiamenti: baby-dolls, costumi interi, fantasie a quadrettini sono sfoggiati dalle grandi del tempo, icona tra le icone Brigitte Bardot. Inevitabilmente, la nuova ed epidemica moda optical si ripercuote anche nelle fantasie dei costumi. I bikini avevano reggiseni imbottiti e slip allacciati sui fianchi, con ricami, perline, tessuti a uncinetto. Virali divennero le fantasie di Emilio Pucci su borse, copricostume e bikini. La Du Pont lancia la rivoluzionaria lycra che garantisce aderenza al corpo e asciuga velocemente.

La moda degli anni Settanta invece fu influenzata dagli Hippies e dai figli dei fiori: i costumi persero le imbottiture o strutture particolari, divennero ridotti, i reggiseni a triangolo e i sandali con zeppa in sughero altissima.

Nel 1972, sulla spiaggia di Ipanema (Rio de Janeiro) la signora italo-brasiliana Rose Di Primo, per farsi notare in una festa in spiaggia, modificò la parte di sotto del suo bikini inventando il “tanga”: la cosa ebbe un clamore enorme tanto che la leggenda vuole che la poveretta, sconvolta da tanto scalpore e cacciata ignominiosamente dalla famiglia, si chiudesse in convento.

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Da allora la trasformazione delle dimensioni del costume non si è fermata e continuando a ridursi progressivamente è arrivato sino ai giorni nostri, tra revival di stili, costumi interi, olimpionici e bikini, in una sfilata di modelli che ogni anno, con l’arrivo dell’estate, si rinnovano.

Vi lascio con due chicche. Buona visione!


FONTI DELLE IMMAGINI:
http://www.vintaged.it/guida-ai-costumi-da-bagno-vintage/
https://lostindrawers.wordpress.com/2011/06/23/the-swimsuit-a-history-of-twentieth-century-fashion-1900s/
http://moda.pourfemme.it/foto/look-anni-30_9523_34.html
http://it.paperblog.com/legata-ad-un-granello-di-sabbia-storia-del-costume-da-bagno-1708046/
http://www.placidasignora.com/2010/07/16/storia-dei-costumi-da-bagno-femminili-dai-gonnelloni-ai-fili-interchiappali/
http://lily-patricia.blogspot.it/2014/05/evolution-of-swimsuit.html

di Monia De Tommaso

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